Calcio, Zhu si difende: "Non volevo che il Pavia fallisse"

Il Pavia calcio è fallito e l'ex patron Xiaodong Zhu si difende dalle accuse di chi lo ritiene responsabile del fallimento del club lombardo

ll Pavia calcio è fallito: il club azzurro, di proprietà dell'imprenditore cinese Xiaodong Zhu dal 2014 al 2016, ha accumulato troppi debiti e i giudici ne hanno dichiarato il fallimento. Inoltre è stato nominato un curatore che guiderà al fallimento l’A.C. Pavia. Nell'estate del 2014, il club lombardo cambiò proprietà passando da Pierlorenzo Zanchi alla nuova proprietà cinese, la prima in Italia, che però ha deluso le aspettative.

Zhu sta seguendo la vicenda dalla Cina e si è voluto difendere da chi lo accusa di aver portato al fallimento un club importante come il Pavia: "Non volevo che il Pavia fallisse, io truffato insieme ai pavesi. Basta screditarmi. Ci ho creduto e sperato, ma alla fine le cose non sono andate bene per il Pavia. Sono addolorato del fallimento di una società nella quale ho molto investito, ma vi prego, basta illazioni sul mio conto. Quando ho ceduto il Pavia mi sono preso degli impegni che ho rispettato e non avrei mai pensato che il nuovo proprietario potesse portare la società dove è arrivata ora. Lui si è accollato i debiti, come ho fatto nel 2014. Io, prima di cedere, come da accordi ho provveduto a pagare l’iscrizione della squadra al campionato e a saldare le prime rate di pagamenti pendenti quali Inps, Inail, Irap. Durante la nostra gestione abbiamo sicuramente commesso degli errori, ma non possiamo addossarci colpe e responsabilità che non ci riguardano: il Pavia non doveva fallire. Vogliamo capire che cosa è successo ed è per questo che sono a disposizione del curatore fallimentare per qualsiasi necessità o chiarimento. E farò appello alle sedi competenti per fare chiarezza e far valere gli accordi sottoscritti con la nuova proprietà perché mi sento sento truffato e tradito”.

Zhu si è difeso dichiarando di aver investito molto nel Pavia ed ha attaccato l'ex direttore generale del club Massimo Londrosi:"Ci credevo, molto e la dimostrazione è data dall’investimento di 15 milioni di euro fatto negli anni in cui sono stato proprietario del Pavia. Quando ho ceduto ad un euro non mi è parso strano, considerando che anche io nel 2014 ho acquistato la squadra dalla famiglia Zanchi alla stessa cifra e accollandomi 1 milione e 200 mila euro di debiti. Ogni centesimo speso è stato investito per potenziare il Pavia ed è stato fatto in maniera legittima e trasparente come dimostra l’operato della Covisoc che a fronte di controlli non ha mai evidenziato irregolarità. Mi amareggiano molto le dichiarazioni di chi allude a versamenti sospetti di denaro mettendo in dubbio la provenienza dei soldi che ho utilizzato per finanziare le due stagioni del Pavia. Forse abbiamo commesso una serie di errori di valutazione, ci siamo fidati di persone sbagliate, dovevamo essere più presenti, ma tutto ciò che abbiamo fatto lo abbiamo fatto perché davvero volevamo che il Pavia diventasse una squadra protagonista del calcio italiano. Pensavo fosse più semplice: non è stato così. Tutto, però, è stato sempre fatto nel perimetro della legalità e trovo ingiusto che vengano fatte illazioni o mossi dubbi da chi conosce la verità e sa benissimo quale fosse la situazione a Pavia. Le dichiarazioni di Londrosi sono mendaci. L’ex dg sa benissimo il motivo dell’allontanamento che ha riguardato la sua condotta all’interno della società. Dopo tanti sforzi, dopo tanti investimenti e soldi spesi per il Pavia mi rincresce vedere il club in queste condizioni e retrocedere anziché andare incontro al glorioso futuro che si merita”.

Commenti

giovauriem

Mer, 26/10/2016 - 11:29

fra poco in lombardia anche i sindaci saranno cinesi , per ora sono solo presidenti e padroni di industrie e squadre di calcio.