IL CASO RIZZOLI 2 L'exit poll del pallone è una follia

di Tony Damascelli
Ha ragione Rudi Garcia: «Una cosa così non l'avevo mai vista prima». Figuriamoci noi che abbiamo battuto i marciapiedi di ogni dove. Eppure il caso Rizzoli, che non ha nulla a che vedere con la vicende della casa editrice, è emblematico di un arbitro che ha creato, in modo involontario, un precedente storico: il sondaggio in campo, tra calciatori delle due squadre per decidere se un episodio accaduto in area comporti l'assegnazione o meno di un calcio di rigore. Sia chiaro: il contatto tra Benatia e Sansone era leggero ma delle due l'una, o era rigore, come l'arbitro aveva deciso su segnalazione dell'assistente di porta, o non era rigore, ergo Rizzoli avrebbe dovuto ammonire Sansone per la simulazione e per le successive proteste, insieme con i suoi sodali di squadra. Nicola Rizzoli, invece, ha scelto la formula del sondaggio, ha addirittura cinto al collo, avvicinandolo a sé, Sansone, per confessarlo, chiedendogli la verità.
Il problema non è l'assegnazione giusta o sbagliata di un rigore (la storia del calcio è piena di errori arbitrali) ma il modo con il quale un arbitro abbia deciso di intervenire e poi di smentirsi, non nel breve giro di consultazione con i propri assistenti ma raccogliendo pareri e sensazioni dei protagonisti e dei testimoni. L'episodio di ieri rappresenta un unico che potrà creare guai per gli altri colleghi di Rizzoli, chiamati, per rispetto del censo del miglior arbitro italiano, a comportarsi in maniera analoga. Sarebbe opportuno, ad esempio, avvisare anche Gervasoni, il quale, maniaco della lesa maestà, distribuisce cartellini rossi a chi soltanto osi sfiorarlo con un dito mentre Rizzoli addirittura abbraccia i calciatori.
Chi sostiene che la moviola avrebbe risolto il dubbio e chiarito la vicenda dimentica che l'uso della moviola è a discrezione dello stesso arbitro. Nelle altre discipline che ricorrono alla moviola questa viene utilizzata per i casi di meta, di salto di una porta, di pallina al di qua o al di là della linea, di canestro oltre il tempo (rugby, sci, tennis, basket) e mai per i falli di gioco per i quali soltanto l'arbitro ha il potere di decidere, altrimenti sarebbe caos continuo.
Rizzoli è voluto entrare nella storia, dopo aver fatto passi importanti nella cronaca, annullando (da assistente di porta) un gol valido del Catania contro la Juventus, sorvolando su un'entrata da rigore su Marchisio in Inter-Juventus, accettando tre vaffa consecutivi sulla faccia pronunciati da Totti e altre facezie. Tutto questo faceva e fa parte del repertorio di qualunque arbitro, anche internazionale.
Ma ieri Nicola Rizzoli ha voluto superarsi, ha introdotto l'exit poll del calcio, il cui esito ufficiale lo ha visto però sconfitto e spernacchiato.
La qualcosa a lui poco interessa: tanto andrà in Brasile. Buon viaggio.