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Guardiola incorona Garcia. "Una gioia vedere la Roma"

Stasera giallorossi in campo contro il Bayern Monaco. De Rossi: "Può bastare un pareggio. Ma davanti a 70mila persone non possiamo comportarci da provinciale"

Guardiola incorona Garcia. "Una gioia vedere la Roma"

Roma - L'ultimo Roma-Bayern della storia (era il 23 novembre 2010) sembra in realtà appartenere alla preistoria. A parte Totti, in campo nell'ultimo quarto d'ora, e De Rossi, era una Roma irriconoscibile rispetto a quella attuale. Società nuova (dai Sensi agli americani), giocatori nuovi, allenatore nuovo - allora c'era Ranieri, oggi Garcia -. Quattro anni fa finì 3-2 per i giallorossi che rimontarono due reti di svantaggio e guarda caso segnarono i due simboli romanisti. «Giocammo un grande match, ma loro era già qualificati agli ottavi e mostrarono un atteggiamento più morbido - il ricordo di De Rossi -. Ora sarà una partita, se non decisiva, almeno molto importante».

Sarà una notte di gala e non solo per la sfida ai campioni di Germania: oltre 65mila presenze, circa 3,3 milioni di euro di incasso, abbastanza per doppiare il jackpot di 5 anni e mezzo fa nella notte con l'Arsenal ultimo sold out del club. Cancelli aperti alle 18, 200 steward in ogni settore. «Siamo e resteremo outsider, abbiamo tutto da guadagnare e scenderemo in campo con la solita gioia, in una partita può succedere di tutto, è il bello del calcio», così uno spensierato Garcia, che alla vigilia del match si diverte anche a scherzare sui continui scatti dei fotografi. Dalla sua verve si capisce la grande voglia di confrontarsi con la corazzata di Guardiola.

In molti vedono un pari come un risultato che potrebbe soddisfare la Roma. «Ma non ci metteremo dietro per fare la provinciale davanti a settantamila persone - assicura il centrocampista -. Se giocheremo una grande partita, da Roma, anche un pari però non sarebbe male, perché affrontiamo una squadra meravigliosa». De Rossi sottolinea come quello attuale sia il momento più alto della sua carriera in giallorosso: «L'ultimo anno e mezzo mi ha confermato che il progetto sta sbocciando ed è credibile. Sono rimasto qui non per ambizione, ma in quel momento ho rifiutato squadre e club più grandi, però ho considerato i trent'anni di vita con questa maglia. Quella attuale non so se è la Roma più forte con la quale ho giocato, ma mi sento contornato da calciatori, da un allenatore e da una società fortissima. Non potrei essere più felice di adesso».

Felice è anche Guardiola, che torna a Roma con il suo Bayern - schiacciasassi in Bundesliga (20 punti in otto gare) e con Neuer imbattuto da 748 minuti - dopo i sei mesi trascorsi da giocatore («più in panchina che in campo, Capello mi volle ma la testa andava veloce, i piedi no»). Un pensiero a Mazzone («mi ha insegnato molto, ma ora non lo sento da un anno, solo qualche messaggio»), un elogio a Renzi («con un premier come lui, l'Italia è un paese straordinario») poi una sorta di peana sul calcio italiano tanto bistrattato. «Veder giocare la Roma di Garcia è una gioia, non è facile andare in un paese straniero e imporre il proprio gioco - così il tecnico del Bayern -. Prima Conte alla Juve e poi lui hanno mostrato un'impostazione del gioco partendo dal difensore centrale. La doppia sfida con i giallorossi sarà molto difficile ma testerà la nostra forza. Spero di non soffrire, sappiamo bene che se all'Olimpico non faremo una grande partita, sarà impossibile vincere». «Complimenti alla Roma, il calcio che gioca, molto tecnico e poco difensivo, è il più bello da vedere, non è normale per l'Italia anche se non penso che il vostro football sia in una fase negativa», l'elogio di Robben.

Guardiola ritroverà Francesco Totti («una leggenda mondiale e non solo della Roma», lo celebra Müller). «In genere a 38 anni, se hai il conto corrente che straborda e sei stato eletto l'ottavo re di Roma, potresti stare a casa, invece lui gioca ancora con questa continuità, dimostrando che ha una grande passione per il calcio. È perfetto per il gioco di Rudi Garcia». Nell'albergo che ospita i bavaresi, all'arrivo della squadra esplodono fischi e buuu per l'ex Benatia. «Non ho sentito nulla...», snobba l'accaduto il difensore marocchino che partirà ancora in panchina.

Sicuri anche i fischi nella bolgia dell'Olimpico.

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