Charles: "E non mi facevano entrare a Maranello..."

Aveva accompagnato l'amico Bianchi, ma rimase fuori. «Da Piazza del Duomo penso solo a vincere»

Monza La prima volta che si era presentato ai cancelli di Maranello, quando aveva 16 anni, lo hanno lasciato fuori. La prossima volta che si presenterà in fabbrica lo porteranno in trionfo. Charles Leclerc ricorda la sua prima volta in Ferrari: «Accompagnavo Jules (Bianchi, ndr) che doveva fare uno spot per la tv. Ma non mi fecero entrare in fabbrica...». Oggi che ha guardato il mondo dal podio di Monza quel ricordo fa tenerezza. Ma spiega anche tante cose. Perché quel giorno Charles si è messo in testa di diventare pilota di Formula 1 e di guidare una Ferrari. E se si mette qualcosa in testa... «Questa settimana per la prima volta nella mia vita ho pensato a una cosa soltanto: a vincere. Quando ho visto tutta quella gente in Piazza del Duomo ho cominciato a pensare a come sarebbe stato vincere a Monza. E ho lavorato per questo. È uno dei giorni o più incredibili della mia vita. Mi sento liberato. Ma anche dieci volte più felice di quanto lo ero una settimana fa».

«Sono stato sotto pressione dal primo all'ultimo giro. Ma nei rettilinei ogni tanto ho avuto il tempo di pensare a come sarebbe stato vincere qui. Negli ultimi due giri, poi, quando Bottas si è un po' allontanato, ho cominciato a guardare le tribune. Ho capito che stava succedendo qualcosa di grande. Non è stato facile restare concentrato, pensare solo alla mia macchina, guadare solo la pista». Probabilmente prima era stato ancora più difficile respingere gli assalti di Hamilton. Si è preso pure un'ammonizione: «Ho fatto un paio di errori, ma per fortuna non mi sono costati la posizione. Ho saputo difendermi. Onestamente non credo di aver superato i limiti. Dall'Austria ho capito che ci si può difendere e si può attaccare in modo diverso da prima e non mi tiro certo indietro. Mi piace correre così. L'ammonizione che ho ricevuto non ha cambiato il mio modo di difendermi, ho continuato a farlo restando nei limiti».

Il primo messaggio via radio dopo il traguardo gli è arrivato da Mattia Binotto: «Sei perdonato». Il responsabile della gestione sportiva ferrarista alludeva a quando accaduto sabato in qualifica: «Ne abbiamo discusso tra di noi e quello che siamo detti resta tra noi. Ma non credo che quando è accaduto influirà sul rapporto tra i piloti. Seb ha deciso di voltare pagina». Né amici, né nemici. Per il bene della Ferrari.

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