Da Chaves a Pinot, da Aru a Yates: è stato pure il Giro delle «cotte»

M i sono divertito come non mi accadeva da anni. Penso che questo sia stato a tutti gli effetti un Giro d'Italia di rara bellezza. C'è stato tutto: soprattutto grandi corridori, capaci di compiere grandi imprese. Onore al merito a Chris Froome, che questa corsa ha vinto con la classe dei campioni e l'incoscienza dei fuoriclasse.

Ha avuto avversari degni di questo nome, non è stata per lui una passeggiata. Ha dovuto recuperare fin dalla crono di Gerusalemme, a causa di una caduta. Sembrava spacciato, ma per dirla con i corridori la corsa è lunga.

Ne sa qualcosa Simon Yates, questo ragazzo britannico che ha regalato due settimane di grandissimo ciclismo e proprio sul più bello, quando ormai i giochi sembravano fatti, è saltato per aria. Tanti hanno preso la bambola, la classica cotta: Chaves, Aru, Yates e ieri, nel giorno del basco Mikel Nieve, ci ha rimesso il podio anche Pinot. Tutti saltati per aria, a conferma che questo è uno sport brutale, dannatamente duro, ma sublime.

Infine due parole per due corridori che chiudono questo Giro nella top ten: Domenico Pozzovivo e Davide Formolo: bravi. Bravo lo scalatore lucano, che è stato sempre nel vivo della competizione e ha avuto il merito di vivere qualche crisi, mai però il tracollo. Bravo anche il veronese Formolo: ha perso qualche minuto di troppo nella tappa dell'Etna, ma questo ragazzo può solo crescere. La piccola Italia, non è così piccola.