Che orgoglio De Boer. Promuove con il sette la sua Inter in altalena

L'appoggio della società rilancia l'allenatore. Ma con la Samp è comunque vietato sbagliare

Un guizzo, uno scatto d'orgoglio: «Che voto mi darei fin qui? Direi un sei e mezzo tendente al sette, perché fino a oggi posso guardare tutti i giocatori dritti negli occhi. Ovviamente ci sono stati alti e bassi ma siamo partiti da molto lontano, abbiamo fatto grandi progressi e sappiamo dove vogliamo andare in futuro». Un futuro che, nella mente di Frank De Boer, va oltre la partita con la Sampdoria. E anche oltre la sosta di cui, secondo alcuni, l'Inter potrebbe approfittare per sostituirlo.

Le rassicurazioni di Bolingbroke e Ausilio devono averlo tirato su di morale («l'appoggio della società è importante, dà più tranquillità a tutti ed è più facile lavorare»), e forse gli avrà fatto piacere anche leggere le parole dell'agente di Laurent Blanc che ieri ha negato categoricamente «qualsiasi contatto col club nerazzurro e i suoi dirigenti». Da qui a dire che la panchina dell'olandese ha smesso di traballare però ce ne corre, perché al di là delle dichiarazioni ufficiali la situazione resta molto fluida e in questo momento ogni passo falso può essergli ancora fatale.

Stasera a Marassi De Boer spera di rivedere un'Inter con lo stesso spirito di quella che ha battuto il Torino. «Mercoledì ho visto una squadra unita, che ha lavorato insieme. A Bergamo avevamo giocato troppo lunghi, con i reparti distanti 20 metri l'uno dall'altro, mentre col Torino erano sempre a 5-10 metri. Molti giocatori non hanno ancora giocato col 4-3-3 e devono imparare, però si sono resi conto che andando in campo con un certo atteggiamento si può giocare bene».

Si va verso la conferma del modulo, quindi, con Joao Mario ancora davanti alla difesa e Banega-Brozovic schierati come intermedi. «Joao di solito gioca in posizione più avanzata e gli piacerebbe continuare a farlo - ha spiegato De Boer - ma ha fatto molto bene in quel ruolo e non penso di cambiare». Glissa quando gli chiedono se l'assenza di Medel gli abbia consentito di avere un centrocampo più adatto alla sua filosofia, mentre non si tira indietro quando deve bacchettare Kondogbia (che deve smaltire un affaticamento alla coscia destra e non è stato convocato): «Sta migliorando ma deve fare di più. Come Brozovic, che ha ammesso i suoi errori, ha capito cosa volevo da lui ed è rientrato in squadra».

Detto che la difesa sarà ancora la stessa, con Ansaldi e Nagatomo sulle fasce, l'unico vero ballottaggio è sulla fascia sinistra d'attacco tra Eder e Perisic. De Boer non si è sbilanciato («la disciplina tattica che mi aspetto dagli esterni, è il punto di partenza - ha detto - e quando tutti giocano in modo disciplinato per me è difficile scegliere»), ma l'ex blucerchiato pare leggermente favorito e questo significherebbe confermare in blocco tutto l'undici titolare. Compreso Icardi, ovviamente. Perché alla fine le fortune dell'Inter sono sempre legate a quelle del bomber argentino, che sogna un gol da dedicare alla nuova arrivata Isabella.