Ciclismo, 50 anni fa la morte di Tom Simpson, prima vittima del doping

Il 13 luglio 1967, durante l'ascesa al Mont Ventoux, il ciclista britannico si accasciava sull'asfalto dopo un tragico mix di cognac e anfetamine

Il Mont Ventoux è una leggendaria montagna della Provenza, entrata nella storia della letteratura per una lettera del Petrarca che ne raccontava la bellezza e la fatica per l'ascesa, insieme al fratello Gherardo, compiuta nel 1336 e inserita nella raccolta delle Familiares. Ma Il Mont Ventoux, celebre per il suo paesaggio lunare con il centro astronomico collocato in cima alla vetta, un puntino in mezzo alla luna, è conosciuto dagli appassionati di ciclismo per la tragica morte, il 13 luglio di 50 anni fa, del britannico Tommy Simpson.

Simpson è considerato la prima vittima del doping nel ciclismo. Ma Simpson, compagno alla Peugeot di un giovanissimo Eddy Merckx, era prima di tutto un campione, una delle stelle del firmamento ciclistico degli anni Sessanta. Lo dice il suo curriculum, con la vittoria della Milano-Sanremo nel 1964 e la doppietta Giro di Lombardia-campionato del mondo nel 1965.

Nei piani di Simpson, il Tour de France del 1967 doveva essere l'occasione di una vita, il traguardo da tagliare per trionfare finalmente in una grande corsa a tappe, oscurando la fama di campioni come Gimondi, Motta, Anquetil, Poulidor e Pingeon.

Simpson si presentava ai nastri di partenza della Grande Boucle come uno dei favoriti. Aveva appena vinto la Parigi-Nizza e si era imposto in due tappe della Vuelta a Espana, che a quei tempi si correva prima e non dopo il Tour. Ma il sogno di arrivare primo sugli Champs-Élysées dovette presto fare i conti con la realtà. E con un errore che gli sarà fatale.

Durante la corsa va in crisi sulle Alpi. Il suo manager gli chiede di dare di più: si era quasi accordato per il passaggio di Tommy dalla Peugeot alla Ignis e c'era bisogno di una grande impresa per convincere una volta per tutte il team italiano della sua effettiva grandezza. I due non discutono: litigano. Lo racconta il compagni di stanza di Simpson, Colin Lewis.

Simpson deve vincere, altrimenti ci saranno pesanti ripercussioni economiche. Il ciclista di Haswell è pronto a tutto: si accorda con due sconosciuti che in cambio di 800 sterline - una bella cifra per quei tempi - gli danno tre tubetti di anfetamine. Simpson è un atleta che non ha paura di "Nuvola rossa" Gimondi: figuriamoci di qualche pasticca.

Il giorno dopo è il 13 luglio ed è in programma la scalata al Mont Ventoux: per rientrare in classifica generale e per zittire il manager, Simpson deve vincere.

Per farlo, è disposto a tutto.

È una giornata caldissima, l'afa asciuga le labbra e fiacca i muscoli. La tappa parte da Marsiglia per arrivare a Carpentras e il piatto forte è rappresentato proprio dai 21 km al 7,5% di pendenza meda del Ventoux. All'inizio dell'ascesa, Simpson sente venirgli meno le forze. Chiede ai suoi gregari qualcosa da bere, ma di acqua non se ne vede neppure l'ombra.

Un compagno di squadra si ferma in un bar lungo la strada e gli prende l'unica bevanda disponibile, una bottiglia di cognac. Il gregario gliela porge, Simpson ne beve un goccio ma in un barlume di lucidità sputa il resto. Poi ingoia una delle pasticche rimediate il giorno prima. Anfetamine e alcool: un miscuglio che si rivelerà micidiale. E letale.

Nel giro di pochi minuti Simpson diventa uno zombie. La sua andatura è sempre più rallentata. Cade una prima volta, ma si rialza con l'aiuto del meccanico della Peugeot. Si rimette in sella, fa ancora qualche metro e poi cade di nuovo.

Questa volta non si rialzerà più. A novembre avrebbe compiuto 30 anni.