Ci rimane solo Messi nella mattanza di stelle

Ci siamo persi per strada il bello del calcio, dobbiamo aggrapparci al guizzo e ghiribizzo di re Lionel che non ha la presenza scenica di un Maradona, nemmeno la bellezza estetica di un Pelè, ancora meno la consistenza nevrotica di Cr7

L'Argentina vola con Messi

A che punto siamo? Ci resta solo Messi. E magari ringraziamo Rizzoli che ieri gli ha evitato almeno due ammonizioni. Il mondiale della finale annunciata ci sta trascinando verso l'happy end che tutti volevano, vorrebbero, ma poi sicuri che non ci deluderà? Mondiale che voleva essere scritto dalle stelle. E invece... Siamo rimasti con il calcio della stella. Messi uno e centomila, vale per tutti ma non per tutti i gusti. Ci siamo divertiti con le sorprese del mappamondo pallonaro: Costarica e Colombia eppoi ancora altro. Un po' meno con gli identikit dei campioni. Ci è rimasta quella sagoma piccola, tignosa e determinata a raccontare la storia sua: Messi ce la mette tutta. Alla fine dovremo anche ringraziarlo per l'impegno. È grande, ma alzi la mano chi sente lo stomaco pieno e il gusto appagato?

Da solo non basta, esattamente come gli capita nel Barcellona. Meraviglioso, ma se non ci fossero gli altri... Nessuno fa squadra da solo, Maradona vinceva anche da solo. Insomma ti incantava con un tocco in più. Messi vorrebbe ubriacarti, ma alla fine sei solo un po' annebbiato. Ed ecco perché i guizzi sostanziosi di Neymar avevano riconciliato con quell'idea da fumo negli occhi che si portava dietro. Il sogno, il segno di questi mondiali cercava il buon fine: tutti pronti a godersi la Pulce contro il diavolo. Proposta andata all'aria con quel fallo da carezza dell'orso bruno proposta da Zuniga. Ora Messi si sentirà un po' più solo. Cristiano Ronaldo è stato un lampo, troppo poco. Balotelli è diventato il re dei tweet, alla faccia delle sue pretese pallonare. Ci siamo persi per strada il bello del calcio, dobbiamo aggrapparci al guizzo e ghiribizzo di re Lionel che non ha la presenza scenica di un Maradona, nemmeno la bellezza estetica di un Pelè, ancora meno la consistenza nevrotica di Cr7. Messi ha la qualità che si chiama dono della natura, va oltre la classe e non supera l'impossibile. Avevamo scoperto la seta nel talento di James Rodriguez, ma poi lo abbiamo accompagnato nello spogliatoio insieme a David Luiz che lo consolava asciugandogli le lacrime. Si, certo, tutto umano, bellissimo, gustoso, però resta l'amarognolo sulle labbra.

Il Brasile carnival del pallone è stato una mattanza per gli amati dal piede dolce e il fiuto del gol. Da O'Rey a O'Ney il calcio non fa sconti e la Seleçao deve fare sempre i conti con gli infortuni dei suoi campioni. Cominciò Leonidas nel 1938, Pelè finì steso nel 1962 e nel 1966, qui ci ha abbandonati il ragazzino indisponente e impenitente. Ce lo siamo goduti per qualità. Poi quel fisico che non tiene: Neymar ama il pallone, meno la palestra. Il calcio moderno è fatto per palestrati con il piede d'oro o per piccoletti salvaguardati dal Dio del pallone. Aggrappiamoci alla pulce perché rimane l'unico dolce per il palato. Non potrà mai soddisfarci fin al fondo il guizzetto di un Ozil e nemmeno la prepotenza di Thomas Muller. Non c'è altro nel Brasile che possa trasbordarci nel regno della goduria pallonara. Era previsto e prevedibile che stress e fatiche facessero qualche vittima, non era previsto che finissero fuori campo la gran parte dei campioni a cinque stelle. Cercavamo goleador ad origine controllata. La prossima volta servirà uno stregone. Intanto Messi stregaci tu.