Conte non toglie la maschera con il Bologna degli ex

Palacio, Medel e l'assente Mihajlovic con un passato nerazzurro. Otto titolari identici per la 5ª di fila

La quinta partita in 15 giorni e per la quinta volta 8 giocatori su 11 saranno gli stessi: Antonio Conte può anche non essere simpatico a tutti per ciò che dice e come lo dice, ma se stasera alle 20 dirà che la sua squadra è stanca, nessuno potrà smentirlo. Cicala col Sassuolo, solida col Dortmund, arruffona col Parma, fortunata col Brescia: quale Inter oggi col Bologna? «Conosciamo i nostri limiti e ci stiamo lavorando, dentro e fuori dal campo»: l'obiettivo è vincere, per passare un'altra volta davanti alla Juve almeno per un paio d'ore.

A Bologna però non sarà semplice. Ad aspettare l'Inter anche un pezzo importante del suo passato: da nonno Palacio, quasi 38 anni e non sentirli, al pitbull Medel, smanioso di tornare in campo proprio stasera, oltre ovviamente a Sinisa Mihajlovic, che in nerazzurro ha chiuso la carriera da calciatore e cominciato quella da tecnico. Che sia o meno in panchina cambia poco: lo spirito che il suo dramma ha trasmesso al gruppo rossoblu si è rivelato spesso un'arma in più di questa squadra.

In tribuna, per arricchire gli amarcord, il bolognese d'affezione e doppio ex Roberto Mancini, curioso di osservare dall'alto l'Inter italiana disegnata da Conte (e gl'infortuni). Anche oggi saranno cinque i candidabili alla maglia azzurra in campo nell'Inter: Bastoni, Biraghi, Candreva, Gagliardini e Barella. Più Sensi, che torna in squadra dopo l'infortunio contro la Juventus (6 ottobre). Parte in panchina e magari farà 20 minuti di rodaggio pre Dortmund (martedì, sesta in 18 giorni, per chi ama fare i conti). Ci potrebbe essere anche un posticino per Politano, ma Conte a spezzare la coppia-gol Lukaku-Martinez non ci pensa nemmeno e quindi ancora una volta sarà affare loro provare a far saltare la difesa avversaria. «Lautaro ha fatto grandi progressi, ha solo 22 anni, può diventare molto forte. Impari però a essere più cattivo su ogni mezza palla gol che gli capita», il monito del tecnico. Fino a gennaio, magari inoltrato, innesti non potranno essercene e Conte lo sa. «Non parlo di Matic e di chi non è con noi, anche per una questione di rispetto verso i miei giocatori», compreso l'enigmatico Lazaro, costato 20 milioni e fin qui più dannoso che inutile. «È forte, bisogna dargli tempo». Può darsi, intanto stasera è meglio che giochi ancora Candreva.

Commenti

Sadalmelik758

Sab, 02/11/2019 - 10:10

Se Lazaro è forte io vengo da Plutone in bicicletta.