Così l'Ajax sta riconquistando l'Europa

I baby terribili di Ten Hag vincono con il gioco, anche senza Messi o CR7

E adesso tutti tifano Ajax. L'Europa del pallone si è innamorata di questi ragazzini sfrontati che stanno mettendo in ginocchio le grandi. Hanno fermato il Bayern, hanno annientato il Real Madrid, hanno eliminato la Juventus. Ora il sogno di arrivare fino in fondo e magari di alzare quella coppa alla faccia di ogni pronostico e in faccia a tutti gli altri. Impossibile? Non facile di certo ma sognare è lecito, soprattutto per quanto si è visto in campo.

Già perché quello dell'Ajax non è un miracolo, per nulla. I risultati sono frutto di un lavoro che parte da lontano, di un'attenta programmazione e di un'idea tanto semplice da sembrare rivoluzionaria. Intanto la valorizzazione del settore giovanile. Tanti ragazzini cresciuti in casa, da de Ligt e de Jong fino a Van de Beek, sono il risultato di un lavoro importante e proficuo, sviluppato anche grazie a impianti sportivi di alto livello. E a maestri, non allenatori, che insegnano come si gioca a calcio, non solo tattica e disciplina. Perché l'idea semplice è questa: battere gli avversari giocando meglio. E correndo di più. Sì, l'Ajax di Ten Hag gioca benissimo e a memoria, la sua vera forza è il collettivo. Ben più dei singoli che fanno la differenza. Tanto da far tornare alla memoria il calcio totale griffato Ajax e Olanda di Cruijff. Merito indubbio anche all'allenatore che ha avuto carta bianca e fiducia. Altro che finire in discussione alla prima sconfitta come capita dalle nostre parti.

Ora, questi ragazzini belli e terribili vogliono fare l'impresa. E in tanti, tantissimi, tifano per loro. Un po' per lo stesso effetto che ha portato ad innamorarsi della piccola Croazia all'ultimo mondiale, un po' perché una squadra così, giovane e sbarazzina, capace di mettere in ginocchio le grandi piace un po' a tutti. E piacerebbe un po', in fondo, anche ai tifosi della Juventus. Sapere che la squadra che li ha fatti fuori arriva fino in fondo, potrebbe lenire un minimo la ferita di non avercela fatta, di nuovo. E poco importa se la favola non avrà un lieto fine e se la squadra verrà smantellata con i big pronti a partire in estate. È stato bello, comunque. É stata una piccola rivoluzione. Sì, si può fare. Si può vincere giocando meglio e divertendo. Anche senza Messi o Ronaldo.

Commenti
Ritratto di stenos

stenos

Gio, 18/04/2019 - 11:02

Da noi i mister che infestano le panchine quando hanno in roda uno di ventanni dicono che non è pronto.