CR7 è il Portogallo ma anche il suo limite

Ronaldo: "Senza di me non si vince". Rakitic: "Una squadra serve anche a lui"

Puntano tutti la Croazia, è il suo momento e le sta girando magnificamente. Il ct Cacic è passato da primo accusato a eroe, cambia cinque giocatori contro la Spagna campione e vince, entra Kalinic e segna. Perfino la Commissione disciplinare dell'Uefa ha chiuso un occhio sugli incidenti e le minacce dei suoi tifosi. Ancora un po' e questo ottavo contro Cristiano Ronaldo diventa solo un fastidio sulla strada della semifinale di Lione del 6 luglio, avversario il Belgio, l'altra predestinata della parte sinistra del tabellone.

Non mi fiderei di Cristiano Ronaldo. Come minimo è ben riposato, si è svegliato nell'ultima mezz'ora contro l'Ungheria e ne ha messi due, di tacco e di testa, uno più bello dell'altro, non si sa quale scegliere. L'idea è che sia nato per stupire, ce l'ha dentro, se il selfie con il tifoso lo avesse fatto Shkelzen Gashi o anche Rafa Silva, probabilmente la Uefa non se ne sarebbe neppure occupata. Invece ha sanzionato il Portogallo e si è fatta ridere dietro da tutta Europa, anche perché un tifoso è riuscito a bucare il servizio di sorveglianza e invadere il campo. Non mi fiderei di Cristiano Ronaldo, non mi fiderei di uno che anche quando non fa niente, lo sa fare molto bene. Il giornalista che lo ha avvicinato durante la sua passeggiata, è ancora lì che cerca il microfono nelle acque del lago: «Un fatto molto grave che getta vergogna sul Paese - ha affermato Carlos Rodriguez, direttore dell'emittente televisiva Correio da Manha TV, titolare del microfono -. Come minimo meritiamo delle scuse da Ronaldo, oltretutto come capitano della nazionale, lui riveste anche un ruolo istituzionale». Se comprano un nuovo microfono al giornalista, CR7 lo immerge nuovamente nel lago, e magari non solo il microfono. È la metamorfosi di chi si sente qualcosa di più, cittadino di un mondo dove tutto gli è concesso e non lo fa solo con i modesti, attacca anche i compagni del Madrid e gli urla in faccia: «Senza di me non vincereste niente». Vorremmo dargli ragione. Il croato Ivan Rakitic, suo collega nella Liga spagnola ma sponda Barça, ha detto che è tutto vero e questa è la peggiore debolezza del Portogallo. Fermi Ronaldo, e fermi la nazionale, ne sono convinti in tanti. E poi ogni volta che c'è in campo un top player assoluto, finisce sempre che lo scontro diventa il gruppo contro la star, è triste ma è così. Nani, Moutinho, Andrè Gomes e Pepe magari non sono d'accordo ma nessuno va da CR7 per finire ai margini. E poi, come ha spiegato Rakitic: «Anche Ronaldo ha bisogno della squadra». In questo sottile mutuo di pronto soccorso poggia tutto l'architrave del ct Fernando Santos, promosso agli ottavi senza vincere neppure uno straccio di partita. Ci sono tanti modi per fare gruppo e poi CR7 è uno che sorride anche mentre ti sta pugnalando alla schiena.

La Croazia non ha mai vinto contro il Portogallo, quindi i bookie la danno nettamente favorita. Rientrano Modric, Mandzukic e Brozovic, tutti si divertono, si sentono più forti, più squadra, più meritevoli di andare fino in fondo, ma di Ronaldo è meglio non fidarsi, uno scatto di nervi e ti affoga nel lago.