Crisi senza fine Bastano tre tornanti per staccare Nibali

"Non so cosa mi sta succedendo ed è la cosa che più mi preoccupa". Vince Majka con dedica a Basso

Non perde nessuno, solo Nibali. Nel giorno del Tourmalet il campione d'Italia, che aveva dato l'impressione di pedalare meglio sulle pendenze della mitica vetta pirenaica, cede altri 50" proprio nella parte conclusiva della tappa, negli ultimi 3 km.

Vince in perfetta solitudine il polacco gregario di Contador, Rafa Majka, che coglie sulle strade di Francia la sua terza vittoria di tappa con una dedica speciale a un altro compagno di squadra: «Questa vittoria è per Ivan Basso». Alle sue spalle giungono alla spicciolata l'irlandese Martin e poi il tedesco Buchmann. Chris Froome non infierisce e controlla la situazione da par suo: in classifica ha 2'52" su Van Garderen e 3'09" su Quintana.

«Non sto come vorrei - ci dice Vincenzo alla partenza di Pau -. Sono soprattutto arrabbiato con me stesso. Dopo la prima scoppola rimediata sui Pirenei ho parlato alla squadra, mi sono scusato con loro, perché su di me contavano tutti. Mi spiace un casino, sai quanto sono critico con me stesso e questa situazione non mi piace affatto. Cosa mi è successo? Non lo so. Questo è quello che mi preoccupa di più, non sapere a cosa è dovuto tutto questo. Quando arriva il momento di dare gas mi manca potenza nelle gambe. Slongo (il suo allenatore, ndr) dice che i numeri sono quelli di un anno fa, ma i numeri non fanno un uomo».

Si respira aria pesante in casa Astana. I due blocchi, kazako e italiano, sono sempre più distanti. Invece che essere una squadra, sono un agglomerato di persone che invece che supportarsi si sopportano. Alexander Vinokourov, l'uomo più inviso dall'Uci - il governo della bicicletta - non fa nulla per smussare angoli e riportare serenità in un ambiente dall'aria insalubre. Anzi, visto che c'è, dopo la scoppola dell'altro ieri, dice chiaro senza tanti giri di parole: «Cosa ha Vincenzo? È saltato di testa». Come psicologo e gestore di uomini, non è niente male.

Beppe Martinelli, tecnico di lungo corso del Team Astana, fa alcune considerazioni. «È logico che stiamo cercando di capire cos'ha Vincenzo ma al momento non abbiamo risposte, stiamo indagando a 360° e un po' siamo anche preoccupati. In più permettimi un'annotazione: noi partiamo sempre dal Vincenzo macchina perfetta, impermeabile, atleta a cui tutto scivola addosso, ma non dobbiamo dimenticare che è un uomo anche lui e dopo il Tour vinto molte cose sono cambiate. Per esempio, da novembre in poi per cinque mesi tutti i problemi legati all'Astana sicuramente gli hanno tolto la leggerezza del lavoro. A volte sembra che abbia quasi un blocco psicologico: e per me ce l'ha».