"Dall'oro a Mattarella...". Il filo di Arianna per tornare al Quirinale

La portabandiera italiana ai Giochi invernali: "Dopo le Olimpiadi voglio riparlare di scuola e sport col presidente"

Le scommesse la danno sugli allori, ma lei si limita dire: «Faremo meglio che a Sochi». È giovane, ma già saggia l'Arianna dei nostri Giochi, ex bimba prodigio, signora portabandiera a PyeongChang. Ventisette anni, da 19 sul ghiaccio, come l'eroina del mito, lei il filo con la vittoria non l'ha perso mai. Al villaggio di Gangneung è stata fra le prime ad entrare ed ora vive già in una bolla di concentrazione, come spesso si sente ripetere agli sportivi a cinque cerchi: «Portare il tricolore sarà una grande gioia ed una forte emozione. Mattarella mi ha dato una carica enorme». E non le ha tolto i peli sulla lingua se - come ha dichiarato urbi et orbi -, vorrebbe tornare a riparlargli del rapporto difficoltoso fra scuola e sport perché «studiare e fare gli sportivi in Italia sembra inconciliabile».

Benvenuta portabandiera: Arianna 62 kg per 163 cm. -, è un concentrato di curiosità e respira l'aria coreana intrisa di kimchi, il cavolo fermentato, neanche fosse il profumo degli sciatt della sua Valtellina: «Le due Coree fanno pace almeno alle Olimpiadi? Speriamo che duri, che lo sport possa davvero veicolare un messaggio», dice lei che lo scacchiere geopolitico lo manovra da quando è bimba: «Da est ad ovest, ho unito le Alpi», scherza spesso, ricordando che in auto da Berbenno al palaghiaccio Pentagono di Bormio ha passato l'adolescenza. E di lì al Monte Bianco dove ora vive, per sfruttare il centro federale di Courmayeur, agli ordini di coach Kenan Gouadec. Ah, e naturalmente c'è la Florida del marito, ex collega ed allenatore, Anthony Lobello: «Non chiedetemi perciò dove abito: casa è dove stanno il cuore e gli affetti». Per questo sono tutti in partenza per il 38simo parallelo: mamma, papà, fratello, pure lo zio. Tutti schierati a scaldare quel ghiaccio che speriamo, così vicino al mare coreano, non sia troppo umido e porti ancora le medaglie che mancano ad un palmares che è già un record: Bronzo (3mila metri relay) a Torino 2006 «di cui, 15enne, ho un ricordo quasi sfuocato»; bronzo (500 m) a Vancouver; argento (500 m.) e due bronzi (1500 m e team) a Sochi, 4 anni fa.

In palio ora c'è la storia per chi, come Arianna, i pattini d'argento non li ha solo letti nei libri. Lei vuole l'oro che le manca e la strategia sarà sempre la stessa, come già poche settimane fa agli Europei di Dresda dove ha centrato il settimo titolo continentale. «Evitare azzardi e sorpassi a rischio: cadere nel mio sport significa la fine». Short track, visione lunga: «L'obiettivo? Voglio continuare a fare bene i 500 metri e se possibile giocarmi bene la staffetta». Con lei le compagne: mamma bis Martina Valcepina, argento a Dresda, poi Cecilia Maffei, Lucia Peretti, Cynthia Mascitto insieme a Tommaso Dotti e Yuri Confortola. Il futuro? Short, per ora come la pista su qui sgobba, s'inclina e va veloce: «Dopo Sochi pensavo di smettere e invece eccomi qui. Ora non so». Rispetto alle ultime olimpiadi in Russia, al dito c'è l'anello che Lobello le ha finalmente infilato dopo una corte sfrenata - 4 anni fa a Colico in riva al lago: «Che bello: senza pattini ricorda lei - a piedi scalzi sul prato». La felicità passa dal ghiaccio ma si scioglie sempre nel prossimo ricordo di un altro giorno bellissimo.