Il derby dello stretto di Gibilterra con il caso immigrati di Ceuta e Melilla

Per il Marocco non ha più alcuna importanza, mentre la Spagna giocherà su due fronti: calcistico e politico. Sarà l'aria di Kaliningrad, stesso stadio di Serbia-Svizzera e delle infinite polemiche in chiave kosovara, ma le Furie Rosse devono fare i conti anche con le polemiche a orologeria innescate dalla stampa di Rabat. In pochi giorni i media maghrebini sono passati dalle accuse ai vertici Fifa per il mancato uso del Var in occasione della sfida con il Portogallo, alla critiche contro Madrid per il trattamento riservato ai maghrebini che tentano di entrare a Ceuta e Melilla, le due enclave iberiche in Marocco. Due barriere alte tre metri e lunghe complessivamente 20 chilometri segnano infatti il confine europeo a quelle latitudini. Sono i muri che da anni si ergono ad avamposto dell'Ue volto a ostacolare l'immigrazione illegale e il contrabbando. Il prezzo di costruzione, 30 milioni di euro, è stato pagato dalla Comunità Europea, senza che nessun apologeta dei flussi migratori salisse sul pulpito della morale buonista. Lo scorso aprile l'agenzia europea Frontex ha dato il consenso all'innalzamento delle barriere che arriveranno a 6 metri di altezza, ma guarda caso i media maghrebini ne stanno dando risalto proprio nei giorni che precedono la partita della Coppa del Mondo. Fomentare odio in questo momento è rischioso, non tanto per quello che potrebbe accadere sugli spalti, dove le misure di sicurezza si sono dimostrate efficaci, ma a Ceuta e Melilla, dove a priori non si escludono momenti di attrito tra le due comunità. Alla vigilia della gara sono diventate più importanti le parole del ministro degli Interni spagnolo Grande Marlaska, rispetto a quelle del ct Hierro. Il nuovo titolare del dicastero ha annunciato, che «farò di tutto perché il filo spinato possa essere rimosso».

Per fortuna Spagna-Marocco è anche pallone. Sul fronte spagnolo non dovrebbero esserci cambi. Hierro pensa alla stessa squadra che ha vinto sull'Iran, con la presenza di Lucas Vazquez sulla trequarti. Per il tecnico iberico il Marocco è tutt'altro che derelitto: «È una gara di Coppa del Mondo, per i giocatori un momento unico per mettersi in mostra».LGu