Dal derby a Roma-Milan una giornata da leggere in formato 9 per 4

Belotti sfida Higuain, Dzeko contro Lapadula incroci pericolosi nei piedi dei centravanti

Due mesi e mezzo fa - quando dopo i primi gol del Gallo disse che «Belotti è l'attaccante più forte del campionato, anche più di Higuain e Icardi» - Leandro Castan sembrava uno che sta cercando di integrarsi in un nuovo gruppo ed è particolarmente gentile con tutti. E invece l'ex romanista ci aveva visto lungo: con 27 gol il Pipita resta il miglior marcatore dell'anno solare 2016, ma da quando è passato alla Juve ha abbassato la sua media e dietro di lui ci sono proprio Icardi e Belotti a quota 21.

Belotti, insomma, in pochi mesi ha fatto il salto da promessa a realtà: ha iniziato a segnare al ritmo dei grandi, si è preso la maglia azzurra e dopo il rinnovo di contratto può persino vantare una clausola rescissoria superiore a quella di Higuain. Quello che ancora lo distingue dall'argentino (a parte il fatto di aver segnato 174 gol meno di lui e di non aver vinto ancora un titolo contro i suoi otto) è lo score nei derby: Belotti ha collezionato due sconfitte su due e deve accontentarsi di aver interrotto a 973 minuti il record di imbattibilità di Buffon segnando il gol della bandiera nell'ultimo incrocio, mentre il vecchio Gonzalo è uno specialista in materia.

A Napoli non ha potuto cimentarsi nelle stracittadine, ma quando era al Real Madrid non ha mai perso una sfida di campionato con l'Atletico e in dieci partite contro i colchoneros è andato a segno ben sette volte. Fu proprio un derby, del resto, a renderlo famoso quando aveva solo 18 anni: era il 2006 e Higuain decise il mitico River-Boca con una doppietta da predestinato. Mercoledì si è sbloccato in Champions, mentre in campionato non segna dal giorno del «suo» derby, quello contro il Napoli. E visti i precedenti della Juve contro il Toro la partita di domani sembra perfetta per ricominciare.

Perché dopo vent'anni di digiuno seguiti dal contentino dell'aprile 2015 (un 2-1 che comunque non impedì alla Signora di rivincere lo scudetto) i granata hanno infilato altre tre sconfitte consecutive. Eppure quest'anno ci arrivano da protagonisti: grazie a loro la città di Torino ha più punti di Roma, Milano e Genova, sono imbattuti in casa e lì è caduta anche la Roma. Se ci aggiungiamo che finora la Juve ha perso solo in trasferta e dopo gli impegni di Champions, forse stavolta il pronostico non è a senso unico.

Se si possa dire altrettanto di Roma-Milan dipende molto da Gianluca Lapadula, che con Belotti, Higuain e il suo rivale di lunedì sera Edin Dzeko condivide il numero di maglia, il numero 9 dei bomber purosangue. Lui di gol ne ha segnati meno degli altri perché in Serie A ci è appena arrivato e prima di riuscire a vedere il campo ha dovuto fare anticamera, però adesso pare che ci siamo: a 26 anni suonati l'italo-peruviano sta provando a prendersi tutto quello che fino a poco fa poteva solo sognare.

Quella con la Roma sarà appena la sua quinta partita da titolare, Bacca è ancora acciaccato e «Lapa» deve sfruttare al massimo queste occasioni per convincere la società che non c'è bisogno di cercare altri centravanti in giro per il mondo. Per farlo deve segnare ancora e farlo al cospetto del capocannoniere, quell'Edin Dzeko che il Milan ce l'ha nel cuore: quando giocava al Wolsfburg il bosniaco fu corteggiato da Galliani e confessò di essere cresciuto nel mito di Shevchenko.

Quest'estate è andato di nuovo vicino a vestire il rossonero, la Roma era disponibile a cederlo e anche il Milan ci aveva fatto un pensiero. Troppo tardi, ora Edin a Milano ci va solo per lo shopping ed è Lapadula che dovrà combattere contro i tabù: i giallorossi arrivano da dieci vittorie di fila in casa e all'Olimpico il Milan ha vinto solo una volta in undici anni. Difficile, certo, ma uno che meno di due anni fa giocava ancora in Lega Pro sa che nulla è davvero impossibile.