Il diario di Ninna / Uno sprint che ora serve a tutta l'Italia

Caro diario, i colpi di scena allo stadio del biathlon hanno cancellato tutti i pensieri della giornata, in poco più di un'ora è successo di tutto, in pista, ma anche fuori, con la protesta della Germania dopo la volata persa per il bronzo che ha ritardato di oltre mezz'ora l'esultanza degli azzurri. Ho respirato da vicino la tensione di quei lunghissimi minuti e capito che l'essenza delle gare sta tutta lì, nella sottile ma enorme differenza fra primo e secondo, fra terzo e quarto, fra vincente e perdente. Sliding Doors, dentro o fuori e cambia la vita. Se da quella radiolina fosse uscito un verdetto negativo, Lisa Vittozzi sarebbe rimasta Lisa Vittozzi, la biathleta che ai Giochi di PyeongChang ha lanciato la squadra con una prima frazione da urlo, zero errori al poligono e passaggio del testimone al primo posto. E invece no, la giuria ha deciso che sul rettilineo finale Windisch non era stato scorretto e il bronzo che l'Italia aveva vinto sul campo è rimasto tale anche a tavolino. Lisa Vittozzi così potrà d'ora in poi abbinare al suo nome il titolo di medagliata olimpica, scusate se è poco.

Ho citato Lisa e non gli altri, perché gran parte del merito di questa medaglia va a lei, la nuova pedina nel gruppo che già a Sochi quattro anni fa vinse lo stesso bronzo, la bimba che si è presa sulle spalle la staffetta e l'ha lanciata in orbita. E' stata davvero una serata magica quella di ieri, le due medaglie arrivate in un'ora arricchiscono il bottino e tirano su il morale della truppa dei giornalisti che, un po' demotivati dalle recenti sconfitte, cominciavano ad avere pensieri di ritirata. Non che si possa scappare dai Giochi senza aver finito il giro, ma l'aria di smobilitazione si respirava un po' ovunque, da Casa Italia al media village, dalla sala stampa al parterre. Quando i discorsi cominciano a virare sugli orari dei treni da prendere per andare all'aeroporto di Seul, qualcosa ti dice che l'Italia si avvicina e l'Olimpiade sta per finire. Ma non scherziamo! Mancano ancora cinque giorni e anche se siamo in dirittura, è proprio sul rettilineo finale che spesso succedono le cose più emozionanti. Vero Dominik Windisch?