La discesa in campo di Gazidis "Salvati dalla D, ora ci penso io"

L'ad ammette l'errore: «Non avrò più un profilo basso»

Ivan Gazidis è uscito dal bunker. Nel giorno più complicato della sua avventura milanista, ha preso la parola davanti a Boban, Maldini e il nuovo arrivato Pioli, e ha promesso di mettersi alla guida vera e propria del club. Fino a ieri è rimasto defilato, lasciando la regia tecnica ai due ex. «In passato ho scelto un basso profilo, da oggi in avanti intendo comunicare di più» la sua decisione, fatta sempre in inglese, perché l'ad da 4 milioni netti di stipendio è capace di capire ma non ancora di parlare in modo spigliato l'italiano.

Gazidis è uscito dal bunker e ha mostrato il petto ai tifosi, «capisco la loro frustrazione» prima di ricordare la pesante eredità ricevuta dai cinesi, drammatizzata in qualche risvolto. «Abbiamo salvato il club dall'insolvenza, rischiava di finire in D come Parma, Fiorentina e Napoli», si è spinto a denunciare, anche se il crack sarebbe stato di mister Li visto che s'era fatto prestare da Elliott i 305 milioni per acquistare le azioni da Fininvest. Ha ammesso gli errori commessi dopo aver rammentato che solo qualche mese prima il Milan ha sfiorato la Champions (con Gattuso alla guida, mai citato nell'occasione). «Li correggeremo» l'altro impegno solenne documentato dalla promessa «di voler investire 1,2 miliardi per la costruzione del nuovo stadio». Sapendo che non sarà così scontato. «Siamo a 6 punti dalla zona Champions, c'è tutto il tempo per recuperare posizioni. Boban e Maldini sanno, come me, che sarà difficile. Ma sanno anche cosa significa lavorare per essere migliori» la sua chiave di lettura data al cambio di panchina tra Giampaolo e Pioli deciso dopo appena sette turni, il più veloce della storia rossonera.

È stato questo poi il tema ripreso dal ticket sotto attacco, Boban e Maldini cioè, che hanno ignorato la «deviazione» Spalletti, e riconosciuto che l'esonero di Giampaolo «è una sconfitta per tutti, condivisa da tutti» nella convinzione che «la squadra non funzionava, non era da vincere la Champions ma nemmeno da essere così indietro» le valutazioni all'unisono di Boban e Maldini, autore quest'ultimo della tesi secondo cui «la squadra è bloccata dall'ambiente stesso». «Ho difeso Giampaolo dopo la Fiorentina perché era giusto. Sarebbe stato più facile aspettare, l'arrivo di Pioli non è un azzardo» gli argomenti scelti da Maldini per spiegare il cambio del giudizio sul lavoro di Giampaolo arruolato qualche mese prima.

Anche gli apparenti contrasti tra la visione di Boban e quella di Elliott sono stati appianati dal croato in modo schietto e convincente. «Io e Paolo siamo uomini di campo, vorremmo vincere domani mentre l'azionista ha tempi diversi e altri parametri da rispettare come il FFP» la correzione del tiro, consapevoli che già a gennaio è possibile qualche altro aggiustamento attraverso il mercato. Sostiene Boban: «Ho sempre pensato che qualche giocatore d'esperienza sarebbe stato molto utile. Ora siamo quelli che siamo, convinti però di riuscire a fare meglio». La parola a San Siro domenica 20 ottobre per Milan-Lecce.