A Djokovic il torneo, a Federer Wimbledon

Eppure c'è una partita che Novak Djokovic non è riuscito a vincere, nonostante abbia conquistato il suo terzo Wimbledon, il suo nono Slam, nonostante sia il numero 1 più devastante dai tempi di Roger Federer. Già, proprio lui. Nonostante insomma Novak Djokovic abbia cancellato in 2 ore e 56 minuti il sogno del tennista più amato di sempre, non è riuscito a togliergli il titolo nel cuore della gente, che ha riempito il club per Roger, che ha tifato solo Roger, che ha seguito la partita con le dita incrociate per Roger, che ha sofferto con Roger quando si è capito che l'impossibile non era possibile. Ecco, a quel punto Djokovic ha meritatamente vinto, ma Federer per la gente non ha perso, perché c'è una cosa che non protrà perdere mai. L'amore che il tennis ha per lui.

Per questo forse Nole, quando ha capito ormai che era fatta, ha cominciato ad urlare di rabbia, per questo l'ha fatto dopo l'ultimo punto – quello del 7-5, 6-7, 6-4, 6-3 finale - cercando con l'aria di sfida l'applauso del centrale, mentre il suo coach Boris Becker lo incitava con la faccia da bullo per mettere il punto alla sfida contro il mondo. Ha gioito, ha mangiato un po' di erba di Wimbledon, ha esultato con moglie, parenti, coach, amici e tifosi, sparsi per l'All England Lawn Tennis and Croquet Club come quadrifogli in un enorme campo verde. Ma quando lo sconfitto è andato a ritirare il piatto per il runner-up i decibel dello stadio hanno sancito la differenza. Perché Djokovic è un grande numero 1 e come dice suo padre forse diventerà il più grande di tutti. Ma Roger Federer quella partita non la può perdere. Mai.

E quando con la coppa di Wimbledon in mano, Nole rende onore al mito con la sportività che gli è davvero propria, strappa il primo vero applauso del Centrale: «Roger è l'uomo che la mia generazione ha come esempio. Mi ha portato al limite rimontandomi da 6-3 nel tie-break del secondo set. Con lui non è mai finita, e giocare la finale di Wimbledon contro di lui è un vero privilegio». Soprattutto se la si vince per due anni di fila. Ma la verità è che Roger sa che Djokovic ormai è più forte, strappando una risata (a tutti tranne che alla moglie Mirka) quando dice «Novak ha giocato bene oggi, come le ultime due settimane, gli ultimi mesi, l'anno scorso...». E lo sa che il suo avversario sa comunque farsi amare, strappando il sorriso al pubblico nel paragone con il suo coach Boris Becker («Ora ho tre Wimbledon come lui e non è che ci capiamo sempre: un serbo e un tedesco non hanno molte cose in comune. Però lavoriamo duro per andare d'accordo») e sul perché quando vince qui mangia sempre un po' d'erba: «Quest'anno era molto buona e poi so che è gluten-free».

Però c'è una cosa che Roger Federer sa più di tutti: «Il calore della gente per me è stato incredibile. Ed essere qui dopo tanti anni e avere tutto questo affetto intorno è una cosa incredibile. È come vincere Wimbledon». Appunto.