Dramma in Formula 2. E la festa della Ferrari diventa una tragedia

Terribile incidente, muore il francese Hubert nella gara della serie minore. Grave pure Correa

Non è qui la festa. Non può essere qui anche se la prima fila del Gran premio del Belgio è tutta Rossa, tutta Ferrari. L'euforia ferrarista è durata poco, poi è stata smorzata, silenziata dalle notizie che arrivavano dalla pista dove durante la gara di Formula2 è andato in onda un incidente terribile che ha coinvolto due baby driver, due ragazzi pieni di sogni come Charles Leclerc che il suo sogno lo aveva realizzato conquistando la terza pole della sua prima stagione a Maranello, la quarta della Casa. Al secondo giro della gara di F2 Marino Sato, Anthoine Hubert e Juan Manuel Correa venivano coinvolti in un crash pazzesco che ha fatto tornare alla mente quello tragico del settembre 2001, costato le gambe ad Alex Zanardi. Dai video si vede Hubert perdere il controllo della sua vettura salendo verso il Raidillon, finire fuori pista, rimbalzare all'interno e venir travolto da Juan Manuel Correa che arrivava a 250 all'ora come minimo. Anche Sato ne è stato coinvolto, ma è uscito da solo dal relitto della sua auto, stessa sorte anche per Giuliano Alesi, il figlio di Jean. Per il francese e l'ecuadoriano con passaporto statunitense è invece cominciata la grande paura. Gara interrotta, sospesa. Medici in pista. Elicotteri in volo. Annullate tutte le gare di contorno e la maggior parte delle conferenze. Si è capito subito che la cosa era grave, gravissima. E dopo un lungo silenzio alle 18.35 la Fia ha comunicato che Anthoine Hubert non ce l'aveva fatta a sopravvivere all'impatto tremendo, mentre Correa volava verso l'ospedale in condizioni definite stabili.

Un cappa buia è scesa anche sulla Formula 1 che stava festeggiando l'impresa di Charles Leclerc, straordinario a prendersi la pole lasciando a 7 decimi sia Vettel che Hamilton, nove titoli mondiali in due. Staccati di un decimo al chilometro lungo i 7004 metri della pista più lunga e tosta del campionato. Da una parte c'era una ragazzo di 22 anni che aveva toccato il cielo con un dito, conquistando una pole fantastica, lasciapassare verso il suo sogno più grande, la prima vittoria in Formula 1 della sua vita. Pochi metri più in là c'era un ragazzo, praticamente coetaneo, nato solo un anno prima (22 settembre 1996) non lontano da Monaco, a Lione, nel cuore della Francia, che lottava per continuare a sognare. Avevano la stessa passione, avevano seguito lo stesso percorso, condiviso gli stessi campionati, fatto parte (con Ocon) dello stesso programma per giovani piloti francesi. Parlavano la stessa lingua, avevano lo stesso obbiettivo. Diventare piloti, sfogare in pista la loro passione per la velocità. Il destino ha mescolato l'inizio del sogno di Charles e la fine dei sogni di Anthoine. Più cinico e baro di così non è possibile immaginarselo.

Leclerc è un ragazzo forte, ha già avuto la sua via crucis tra i dolori perdendo l'amico di sempre Jules Bianchi e papà Hervè. Corre sempre portandoli con sé. Li ha nel cuore, li ha sul casco. Ha già toccato con le sue mani gentili il dolore che piuò arrivare di colpo da una pista. Quando Jules ha avuto il suo incidente terribile in Giappone nel 2014 (morendo poi mesi dopo il 17 luglio 2015), Charles era ancora un progetto di pilota. Ma non ha mai avuto dubbi. Ha continuato a correre anche per lui. Ha proseguito lui il suo sogno. Ferrari Academy, squadra satellite di Maranello e poi la tuta rossa che un giorno avrebbe indossato anche Bianchi. Ha ripercorso ogni passo pensando al suo amico e poi a papà. Quando oggi scatterà in pole inseguendo la sua prima vittoria avrà nel cuore anche Anthoine. Un ragazzo che come lui amava le auto e la velocità.