Due commedie già viste che avvelenano le società

Sono saltate le marcature. Gli atti sovversivi di Milano e Napoli smascherano situazioni prevedibili. L'allenatore dell'Inter non parla mai dei propri errori, gli riesce difficile, preferisce dirottare l'attenzione sui propri dirigenti, a Torino, a Londra, a Milano, con le sue posture coribantiche droga i tifosi, sovreccita i calciatori portandoli però al logorio del football moderno. Nessuna novità, questo è Conte, grandissimo professionista, tuttavia peggiorato rispetto al passato, prossimo e remoto. In una azienda, non calcistica, sarebbe stato già sollevato dall'incarico per giusta causa, nessun dipendente, tra l'altro remunerato in modo principesco, può permettersi di reiterare, pubblicamente, critiche alla gestione societaria. La vicenda di Napoli è ancora più clamorosa e anche codarda, perché all'errore di De Laurentiis che, con i toni del padre padrone, ha mandato tutti in ritiro, si sono aggiunti i comportamenti ambigui di Ancelotti, anche questi pubblici come nel caso di Conte: «Non sono d'accordo ma lo accetto» ma, soprattutto, l'atto di grave insubordinazione dei calciatori che hanno disatteso l'ordine del presidente. Il quale, nel comunicato di ieri pomeriggio, ha praticamente scaricato ogni responsabilità sull'allenatore, preannunciando di tutelarsi in sede legale nei confronti della squadra. Se Conte non rischia il licenziamento, per il senso di equilibrio e di educazione della dirigenza interista, non dovrebbe essere così per Ancelotti, che, però, potrebbe mettere a disposizione, per dignità, il proprio mandato. Non risolvendo la questione sulfurea, perché De Laurentiis dovrebbe poi gestire un gruppo di rivoluzionari in Jaguar, guidato da un capitano che invece di spiegare la ribellione ha scelto la fuga. Segnalo il silenzio assoluto dell'assocalciatori. Due storie sgradevoli che avvelenano squadre e club illustri. Gli attori di questa commedia, inedita per il grande calcio, hanno dimenticato un dato essenziale: l'Inter esisteva prima di Conte ed esisterà dopo lo stesso, il Napoli è stato grande prima di Insigne e dei suoi sodali e tornerà ad esserlo, dopo gli stessi. Il resto è propaganda di chi non ama davvero il calcio ma soltanto se stesso. Si replica.