Via alla due giorni alpina con Galibier e Izoard. Aru: "Due salite che amo"

Dopo via col vento, oggi cime tempestose. Ieri una tappa che all'apparenza doveva essere semplicemente una frazione di trasferimento, ma poi come spesso accade qui al Tour anche quello che sembra essere ordinaria amministrazione, viene catalogato come qualcosa di eccezionale.

Centosessantacinque chilometri a tutta e tanta fatica nelle gambe: alla fine vince l'australiano Michael Matthews che brucia allo sprint il norvegese Edvald Boasson Hagen e il tedesco John Degelnkolb, che subito dopo il traguardo va a cercare a brutto muso l'australiano, reo di averlo ostacolato nella volata finale.

È stato solo l'ultimo atto di una corsa incredibile, esplosa sin dalla partenza, con la Sunweb di Matthews a blocco per mettere in difficoltà Kittel: operazione riuscita al termine di un braccio di ferro durato sessanta chilometri. E poi nel finale, i ventagli. Che tutti sapevano che ci sarebbero stati eppure qualcuno - Daniel Martin, Meintjes e Contador - finisce nella rete. È la Sky ad orchestrare il golpe, con Fabio Aru attentissimo a non perdere le ruote. «Il finale è stato molto complicato ha spiegato al traguardo il campione d'Italia -. Il vento ha spaccato il gruppo, gli uomini di Froome hanno fatto un grande lavoro. Chris sta bene, ma anch'io mi sento pronto».

Oggi 17a tappa, La Mure-Serre Chavalier di 183 km. Quattro i gpm: Col d'Ornon (2a categoria, 5,1 km al 6,7%), Croix de Fer (HC, 24 km al 5,2%), Telegraphe (1a, 11,9 al 7,1%) e Galibier (HC, 17,7 km al 6,9%) che culmina a 28 km dall'arrivo. È la prima di una due giorni alpina che terminerà domani con l'arrivo su in cima all'Izoard.

«Sono salite che conosco e amo spiega Aru -. Io generalmente faccio i ritiri al Sestriere e su queste strade ci capito spessissimo. Galibier e Izoard: sono le vette della leggenda. Sono monumenti naturali che il ciclismo ha elevato a storia con le imprese di Coppi e Bartali, ma anche di Marco. Quel volo sul Galibier nell'estate del'98 ce l'ho ancora negli occhi. Quella è epica, emozione unica». Gli chiedono: sei pronto per scrivere una nuova pagina di sport? Fabio sale in bici e va via. Sorride.

L'arrivo della 16ª tappa: 1. Matthews (Aus) 3:38:15"; 2. Boasson Hagen (Nor) st; 3. Degenkolb (Ger) st; 4. Van Avermaet (Bel) st.

Classifica: 1. Froome (Gbr) 68:18:36"; 2. Aru (Ita) a 18"; 3. Bardet (Fra) 23"; 4. Uran (Col) 29"; 5. Landa (Spa) 1:17"; 6. S.Yates (Gbr) 2:02"; 7. D.Martin (Irl) 2:03"; 8. Meintjes (Rsa) 6:00"; 9. Caruso (Ita) 6:05"; 10. Quintana (Col) 6:16".

Commenti

Difendiamoci

Mer, 19/07/2017 - 11:25

Fossi in lui starei attento a colpi bassi e a guardarmi le spalle, dal momento che la vittoria di un italiano in Francia non è ben vista. E starei attento anche alle mosse di quel piangina di Froome che ha sempre la scusa pronta per es. quando il gruppo si deve fermare perchè "gli è caduta la catena", "il sudore gli cade sugli occhi", "il vento lo spettina", con anche i soliti aiutini della giuria di turno, che se fosse italiano verrebbe subito accusato di essere un truffatore

Gianca59

Mer, 19/07/2017 - 21:55

Gli piacciono così tanto che oggi ha pensato di guardarsele meglio lasciando andare quelli che pensano a vincere il Tour....sceso al terzo in generale....complimenti ad Aru e allo squadrone che si ritrova.