Dyane, la mia prima volta Ma è lei che vuol guidare

La frenata un po' lunga, le ripartenze, il volante e le frecce-metronomo. Un tour dal sapore retrò

Gabriele Villa

Milano Dunque, vediamo un po': gli Airbag? Non ci sono. Il sistema di navigazione? No. Il touchscreen? No. Né lo screen, né tanto meno, quindi, il touch. I sensori di parcheggio? Nemmeno. Vabbé, il servosterzo, almeno? Macché. In compenso si sta comodi, accovacciati, dentro il Fascino, con tanto di capote che si arrotola sopra la tua testa, si aggancia con il clic degli automatici e subito fa godere il cielo sopra di te. Il cielo sopra la Dyane. È libertà, è fuga. Certo non una fuga ad alta velocità. Ma pur sempre quella fuga che vorremmo. Lontano dai falsi miti, con quel volantone, stretto tra le mani, che ti fa crescere i muscoli a ogni curva.

Non l'avevo mai guidata, la Dyane, creatura di casa Citroën, a seguire la mitica «2 Cv», la «Due Cavalli», che fu concepita con la complicità di Le Courbusier e che rimase in produzione dal 1948 al 1990. Non l'avevo mai guidata, anche se ho leggermente superato i 18 anni e quindi, quando passai l'esame della patente, lei, la Dyane, era ancora abbondantemente in circolazione e avrei quindi potuto farlo. A esser sinceri non si può dire che l'abbia guidata o, meglio, che sia riuscito a guidarla bene come avrei voluto, anche questa volta, anche nei giorni in cui il Gruppo Psa me l'ha affidata per una sorta di curioso test, dopo un certosino restauro di questo esemplare unico. Non l'ho guidata come avrei voluto guidarla, perché la Dyane vuole guidare lei. E lei che decide quando girare (se ne ha voglia) accompagnando la svolta da quel rumore, quel bel rumore delle frecce che somiglia a un metronomo che scandisce il tempo passato, quello che passa e quello che passerà. Decide lei quando fermarsi (e tu speri che si fermi perché ha la frenata un po' lunga) e quando partire o ripartire se sei così imbranato che fai spegnere il motore. Se proprio devo fare outing, l'ha guidata meglio di me Roberta, mia moglie, che vantava una proficua frequentazione non con una ma addirittura con due «2CV» consecutive e, quindi, già preparata ad ascoltare ogni richiamo all'ordine e alla strada della Dyane, sorellina di quell'auto che lei ha posseduto.

Nata nell'agosto del 1967 la Dyane fu la risposta di Citroën alle richieste della clientela che desiderava una versione ancora più pratica e moderna della popolare e diffusissima 2Cv, senza sacrificare affidabilità, praticità, economia d'esercizio. Così, all'inizio di quest'anno, per festeggiare i 50 anni della Dyane, Citroën Italia ha deciso di adottarne una, per restaurarla, rimetterla in strada nelle occasioni speciali e affidarla a giornalisti curiosi di sfogliare, guidandola, una pagina di storia dell'automobile.

Una Dyane del 1978, di colore Rouge Geranium, una vettura che a gennaio era in condizioni tali da scoraggiare qualsiasi restauro: la corrosione, gli anni d'abbandono e la difficile reperibilità di molti ricambi sembravano determinarne la «condanna» alla demolizione. Ma il colore della carrozzeria ha conquistato tutto il gruppo di lavoro, così come la combinazione con gli interni policromi con stampa a forma di diamante. Perciò si è deciso di salvarla, affidando a Guido Wilhelm, già autore della 2Cv Soleil, l'incarico di riportarla all'originale splendore. L'operazione, curata dal Centro documentazione storica Citroën, si è conclusa a metà luglio.

Un restauro radicale: la scocca è stata tolta dal telaio per risanare entrambi a fondo e per esaminare ogni centimetro delle superfici, anche quelle a contatto con altre lamiere, altrimenti invisibili. Poi la meccanica: il carter motore delle bicilindriche Citroën è costituito da due semi-gusci che contengono l'albero motore e l'asse a camme, centrali, l'imbiellaggio è sigillato ed è stato quindi integralmente sostituito, così come cilindri, valvole e pistoni. Idem per la scatola del cambio, riportata a nuovo con tolleranze inferiori a quelle d'origine, scrupolosamente verificate a livello micrometrico. Le trasmissioni, gli ammortizzatori e tutti i cinematismi del telaio sono stati rimessi a nuovo o cambiati con parti originali dell'epoca o di moderna produzione. Bentornata Dyane, sotto lo sky-line di Milano.