E dalla fine del mondo riemerge Nibali Il suo Tour resta aperto

Dramma sfiorato, in una ventina contro un palo, cade anche il leader Cancellara Sul muro di Huy vince Rodriguez, Froome in giallo e Vincenzo limita i danni

Oggi con il pavé della Roubaix può davvero succedere di tutto. Non che in questi giorni non sia successo nulla. No, questo non possiamo dirlo assolutissimamente. Domenica la pioggia, il gelo e il vento del mare del nord. Ieri il Muro di Huy e i pali della luce a rendere tutto più complicato e terribile. È un Tour che lascia con il fiato in sospeso. E un Tour tutt'altro che banale e scontato, nel quale succede di tutto e di più. Ma andiamo con ordine.

Sul Muro di Huy, simbolo della Freccia Vallone, vince con pieno merito uno che questa corsa la conosce bene e tre anni fa si è tolto anche la soddisfazione di vincerla: Joaquin Rodriguez. Uno scatto secco a 200 metri dal traguardo, nel punto più duro di questa ascesa di poco più di mille metri che punta su verso il cielo, e alle spalle dello spagnolo resiste solo Chris Froome, il britannico del Team Sky che grazie agli abbuoni, dopo due anni torna a vestire la maglia gialla per un solo secondo, ai danni del tedesco Tony Martin. Bene Vincenzo Nibali, che si difende su uno strappo che non rientra nel suo bagaglio tecnico, ma alla fine chiude al 7° posto, con lo stesso tempo di Quintana e Valverde e in pratica perde terreno (11" + 6" di abbuono) solo da Froome, e guadagna qualcosa un po' su tutti, ad incominciare da Alberto Contador.

Questo è quello che è successo dopo, su in cima al Muro Huy, perché prima, in un tratto di rettilineo ampio e velocissimo, mentre il gruppo è prossimo ad annullare la solita fuga di giornata (erano a 15" dai quattro battistrada, ndr) il francese William Bonnet della Fdj si arrota provocando una maxicaduta: Fabian Cancellara, la maglia gialla, viene letteralmente disarcionato dalla sua bicicletta, molti altri finiscono a tutta velocità contro un palo della luce posto sul bordo della strada.

Bonnet, la maglia bianca Tom Dumoulin e l'australiano Simon Gerrans sono costretti ad abbandonare la corsa, tantissimi sono invece quelli che devono ricorrere alle cure dei sanitari. È il caso di Matthews, Teklehaimanot, così come per Henderson, Van Summeren, Ten Dam, Rui Costa e il nostro Filippo Pozzato. A causa di questa caduta di massa, il direttore del Tour Christian Prudhomme, decide di neutralizzare per qualche minuto la gara, per permettere a tutti di essere medicati, ma anche perché in quel momento tutto lo staff medico del Tour era impegnato a soccorrere corridori doloranti e non era più possibile garantire la sicurezza della corsa al resto del gruppo. La decisione - per noi giustissima - non manca di creare discussioni e malumore in mezzo al gruppo. Passata una decina di minuti la corsa riparte regolarmente dalla Cote de Bohaissau (quello che doveva essere il primo Gran premio della montagna del Tour numero 102) prima a ranghi compatti e poi a ritmo agonistico.

Oggi quarta tappa, il Tour arriva in Francia: a Cambrai, in territorio francese, dopo 223,5 km senza particolari difficoltà altimetriche ma con sette sezioni di pavé della Roubaix: tenetevi forte, può succedere davvero di tutto.