Ecco perché il Mancio lavora per l'Inter di Conte

C'è un curioso e intrigante intreccio tra Nazionale e Inter che qui possiamo squadernare. Ad Appiano Gentile, Nicolò Barella ha fatto fatica, a dispetto della sua giovanissima età (22 anni), a entrare nello schieramento titolare preparato da Conte per le prime due sfide di campionato e la spiegazione è molto semplice: è arrivato in ritiro per la preparazione con qualche giorno di ritardo per via dell'europeo under 21 disputato e ha tradito qualche naturale difficoltà nel metabolizzare i ritmi intensi degli allenamenti imposti dal tecnico leccese. Sul tema, tra l'altro, gli esponenti della vecchia guardia interista che han visto passare molti allenatori, hanno gli occhi sgranati: mai visti ad Appiano Gentile carichi di lavoro e l'intensità prodotta dalle tabelle del nuovo staff che pure ha già dato i suoi primi frutti. Una parziale conferma alla lenta carburazione di Barella è arrivata dalla resa del centrocampista cagliaritano in Armenia: è apparso tra i meno brillanti ma ha messo nelle gambe molti minuti utili a guadagnare, nelle prossime settimane, la migliore condizione.

A differenza di Barella, Stefano Sensi, invece, si è inserito nel centrocampo dell'Inter come se avesse giocato da sempre col gruppo e non ha assolutamente patito la mole di lavoro prevista da Conte. Anche qui la spiegazione è molto semplice: il ragazzo è arrivato dal Sassuolo di Roberto De Zerbi, un altro tecnico di impronta contiana e che, specie nel girone di ritorno, ha affinato le qualità fisiche e tecniche del giovanotto. Stasera in Finlandia, Sensi, partito in panchina giovedì sera, è destinato a prendere il posto di Verratti squalificato, ci sarà al suo fianco Pellegrini (autore del 2 a 1 sull'Armenia) nel centrocampo e Barella potrà subentrare in caso di necessità perché ancora una volta il deficit di condizione fisica tra le due nazionali sarà l'ostacolo maggiore per Mancini chiamato a centrare il sesto successo consecutivo.