Effetto valanga sul futuro di Pallotta

N emmeno una lacrimuccia ma una voglia matta di spiegare, rispondere per un tempo infinito alle domande e poi quella chiosa («andrò a vedere qualche partita in curva sud») che negli Usa deve aver avuto il sapore di una minaccia. Questo è stato l'ultimo Totti, lucido e glaciale, l'esatto contrario di quello assalito e vinto dall'emozione il giorno in cui lasció il calcio immaginando un futuro da dirigente meno avvilente. Ieri, semmai, Francesco ha regolato i conti con la letteratura del suo personaggio e ha schiuso le porte al nuovo Totti educato dall'esperienza amara di questi mesi vissuti senza nulla contare e ha presentato tutti i dettagli delle sue rare iniziative. Un solo cedimento ha avuto, in effetti, ma l'ha vissuto con grande dignità. «Era meglio morire», ha confessato. Ma gli veniva dalle viscere, chissà quante volte l'ha ripetuto alla moglie che l'ha accompagnato, fiera, a questo passo che è un grande gesto d'amore e uno scatto d'orgoglio del grande campione. Invece che vivacchiare ai bordi della Roma, senza poter intervenire su nessun argomento, meglio chiudere così tra cento quesiti e risposte sincere, appuntite come freccette.

Una sola volta è entrato in azione da dirigente e stava per realizzare un altro dei suoi gol storici che avrebbero mandato in visibilio i curvaioli e i romanisti evoluti, quelli che hanno già riempito le bacheche del web. Ha prenotato Conte, l'ha convinto, l'ha trascinato dinanzi al vertice societario prima di scoprire che i programmi avrebbero suggerito il no deciso e immediato e la corsa a Zorro Fonseca. L'uomo è stato persino sorprendente, il dirigente Totti non ha avuto dubbi quando ha capito che dietro il benservito a De Rossi c'era un messaggio in codice. E invece di aspettare la raccomandata a casa ha spedito una mail: poche righe. Molti invece i dettagli: il più inquietante di tutti quel «ridevano dopo le sconfitte» che diventerà il fiocco di neve destinato a diventare una valanga per l'attuale proprietà della Roma e i suoi rappresentanti.

Una sola raccomandazione sembra inevitabile: non deve mettersi la parrucca per andare in curva sud. Perché lui sarà sempre Francesco Totti. Degli altri perderemo la memoria.

In effetti è stato un arrivederci, quello di Totti, declinato in modo elementare con l'amore che solo un ragazzo nato e cresciuto romanista poteva essere in grado di esprimere. «Tornerò con un'altra proprietà», ha promesso. E magari scopriremo tra qualche mese che questo è l'inizio di un'altra storia. Tutta da scrivere e da immaginare.