La F1 s'inchina al suo padrone

Nel 2019 Lewis onnipotente, Verstappen scomposto, Charles diamante e Vettel...

Hamilton chiude le trasmissioni con l'ennesimo messaggio della sua onnipotenza. Pole, vittoria, giro più veloce con gomme usatissime nel finale. Quello che non serviva alla Ferrari per trascorrere un inverno sereno. Leclerc ha chiuso sul podio, ma non gli è bastato per riconquistare il terzo posto nel Mondiale, sbriciolato dalla scelleratezza brasiliana (con la complicità di Vettel). È finita come era iniziata. Con il dominio Mercedes sottolineato dal 4° posto di Bottas che partiva ultimo.

Mercedes 10 (Hamilton 9; Bottas 7)

Una stagione praticamente perfetta con un Mondiale già in tasca (anche se non aritmeticamente) prima della pausa estiva. Ha clamorosamente toppato solo la gara di casa, quella a cui si è presentata con abiti d'epoca per festeggiare 125 anni di corse. Vincere 15 gare su 21 con 9 doppiette non è malaccio Hamilton ha conquistato la sesta corona e ormai è lì a un passo da Schumi, quest'anno ha lasciato perdere le pole, ma quando c'era da vincere non ha perso l'occasione, sbagliando (con scuse) solo a giochi fatti. Bottas ha vinto 4 volte che non sono poche, ha anche ottenuto le stesse pole di Lewis (5-5), ma quando c'era da graffiare si è tagliato le unghie.

Ferrari 5 (Vettel 5; Leclerc 7,5) Se sei la Ferrari e chiudi il Mondiale a 235 punti dai campioni e all'ultimo Gp ti prendi pure una multa di 50mila dollari per 4,8 kg di benzina non comunicati non puoi ritenere l'annata sufficiente. Se poi perdi il confronto con il 2018 (6 vittorie a 3) capisci l'insufficienza, resa lieve dalle 9 pole e dalla reazione avuta dopo l'estate, il segnale che la squadra ha un anima e un metodo. Incoraggiante. Leclerc è un diamante, ancora un po' grezzo, ma con l'arroganza giusta per diventare un campione vero. Vincere a Spa e Monza nell'anno del debutto in Rossa fa già storia. Battere in classifica la prima guida fa il resto. Vettel non è da pensione, ha reagito agli spilloni che il ragazzino gli infilava nel didietro (strepitosa la pole a Singapore), ma continua a sbagliare troppo per essere un 4 volte campione del mondo. Una coppia scoppiettante.

Red Bull-Honda 7 (Verstappen 8,5; Albon 7)

Tre vittorie e un progresso straordinario del motore Honda fanno pensare a una Red Bull protagonista assoluta nel 2020. Max che a parole continua a sbrodolarsi addosso, in pista adesso sbaglia meno. Ha tutto per cominciare a vincere un titolo.

McLaren-Renault 7+ (Norris 7+, Sainz 7+)

La miglior stagione da tanto tempo a questa parte. Anche se un podio per un team che ha vinto 20 campionati del mondo (12 piloti, 8 costruttori) è come un ago in un pagliaio. Lando Norris e Carlos Sainz poi rappresentano il futuro. Sono giovani, sono veloci, sono simpatici.

Renault 4 (Ricciardo 5, Hulkenberg 5)

Un'altra stagione senza pepe e senza sale. Se poi si considera che la squadra ufficiale è finita dietro a quella a cui forniva i motori, beh il disastro è completo.

Toro Rosso-Honda 7 (Kvyat 6, Gasly 7)

Due podi (Kvyat in Germania e Gasly in Brasile) sono il modo migliore per dire addio (speriamo solo arrivederci) a un nome che ha scritto pagine importanti. Sarà dura chiamarla Alpha Tauri.

Racing Point-Mercedes 5 (Perez 7, Stroll 5)

È questa la squadra a cui bisognerebbe cambiare nome. Perez come al solito ha fatto i miracoli (11 volte a punti) anche se alla fine il miglior risultato lo ha portato a casa quell'impiastro di baby Stroll (4° in Germania).

Alfa Romeo-Ferrari 5 (Raikkonen 7, Giovinazzi 5,5)

Un inizio promettente, una seconda parte deludente, una gara in Brasile che ha salvato la faccia. I punti rispetto allo scorso anno sono aumentati, ma l'impressione è che abbia lavorato meglio il marketing di chi doveva lavorare sull'auto (e sul team: quanti errori!).

Haas-Ferrari 4 (Grosjean 4, Magnussen 5)

I migliori all'autoscontro. Solo la Williams ha lavorato peggio. Un'involuzione.

Williams-Mercedes 2 (Russell 6, Kubica 6)

Il peggior team dell'anno, la peggior Williams della storia. Un team da Gp2.