Federer-Nadal, una poesia. E molti conti da regolare

Domani sfida per l'Australian Open dopo otto anni. Per colpa dell'altro hanno entrambi perso qualcosa

La frase che spiega di più quanto succederà domani a Melbourne è di John McEnroe: «I due più forti di sempre nel campo dedicato a Rod Laver: il tennis non può avere di meglio». Raccontare Federer-Nadal ai posteri è dimostrare che ci sono tennisti ma anche uomini che giocano a tennis, che esistono giocatori e pure campioni. E che soprattutto talenti si nasce, ma fuoriclasse non si diventa se non con un lavoro duro e un senso innato per la passione.

Federer-Nadal insomma sarà la finale più incredibile di questi Australian Open, ed è anche la partita più completa che la storia del tennis abbia mai prodotto. È la storia di una rivalità diventata amicizia, di una stima che è esondata in ammirazione, di due stili che messi a confronto si incastrano come due tessere di un puzzle capolavoro. E rivederli uno contro l'altro per contendersi uno Slam, otto anni dopo l'ultima volta a Melbourne e sei dall'ultima finale di Parigi, è un'emozione che solo la fantasia dello sport può regalare quando pensi che la festa sia finita.

Neppure Grigor Dimitrov, giocando la partita quasi perfetta, è riuscito ad opporsi al destino, ma la differenza appunto la fanno i momenti importanti, quando il campione sul 4-4 del quinto set salva due palle break - ovvero i punti della probabile sconfitta - con quattro colpi vincenti. Il punteggio finale (6-3, 5-7, 7-6 , 6-7, 6-4) è dunque la somma finale di fatica e meraviglia, quella di un match giocato alla Nadal senza più essere il Rafa di un tempo ma quanto basta per superare un avversario in stato di grazia. Tornato ad essere quello che, non a caso, chiamavano baby Federer.

Così eccoli di nuovo Rafa e Roger per la ventiquattresima volta: conduce lo spagnolo 23-11, ma che importa. Questa volta non è come le altre. Anche Nadal ha ricordato di quando Federer è andato a trovarlo per l'inaugurazione della sua accademia a Manacor: «È stato grande, mi ha fatto felice. Lui in un paesino così piccolo del mondo». E non è stato un caso che solo Roger fosse lì: era l'unico che potesse esserci. Perché Federer è stato l'esempio per Rafa quando sognava di arrivare in cima al tennis, Nadal è stata la sfida più grande di Roger quando lo spagnolo ha cominciato a batterlo. Uno è stato la motivazione dell'altro, l'altro è stato il tarlo dell'uno, come quella volta a Roma (2006) in cui lo svizzero a un passo dal match al quinto set si è sentito come Wile Coyote che finalmente acchiappa Beep Beep: ha mollato la presa senza un perché. Senza Federer, Nadal sarebbe stato numero uno incontrastato molto più a lungo. Senza Nadal, Federer avrebbe fatto due volte il Grande Slam negli anni in cui ha vinto tutto tranne la finale di Parigi. Persa contro di lui. Insieme hanno dominato il tennis; insieme si sono fatti rimpiangere quando l'usura sembrava averli fatti fuori. Fino a quando il tennis non ha deciso di raccontare il miracolo di Melbourne.

Diciamolo: la storia ha vissuto diverse rivalità, ma non c'è un Borg-McEnroe, un Sampras-Agassi, un Becker-Edberg che sia stato un duello così lungo e così completo. Così bello. Per questo domani mattina saremo tutti lì: Federer ha due ore in meno di gioco e un giorno in più di riposo, Nadal l'arma per entrare nel cervello del suo avversario e fargli perdere tutte le certezze. Qualcuno dice che potrebbe essere l'ultima volta. Ci credereste?

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Oggi ore 9.30 Finale donne Serena Williams-Venus Williams (tv Eurosport 1).