Fenomeno e guascone 4 volte Pallone d'oro Semplicemente Cristiano

Champions col Real, Europeo col Portogallo L'anno meraviglioso di un giocatore speciale

N essuno come lui. O più di lui. Campione d'Europa per club e per Nazione. Campione di Spagna. Cristiano Ronaldo alza al cielo il pallone d'oro. È un annus mirabilis, non poteva chiedere oltre anche se la sua carriera si riassume soltanto in due parole: gol e vittoria. Il riconoscimento arriva nel momento più delicato, quello che lo vede coinvolto e travolto dall'inchiesta Football Leaks sui guadagni illeciti dei protagonisti del football mondiale. Cristiano Ronaldo evasore fiscale, Cristiano Ronaldo lestofante con il suo procuratore Jorge Mendes, Cristiano Ronaldo sciupafemmine ad ogni angolo di discoteca, albergo o ristorante. Dicembre porta in dono il premio migliore, il quarto della sua carriera feroce e precoce, a trent'anni altro ancora potrà e dovrà arrivare. C'è un'ultima sfida da vincere, quella di affiancare e poi superare Lionel Messi che ha il salotto di casa brillante di 5 palloni d'oro e, per destino della vita spettacolare di calciatori e artisti, ha avuto guai fiscali e pegni pesantissimi con l'erario, quello spagnolo.

Giochi di gambe e di potere, CR7 è l'acronimo che non abbisogna di essere decriptato, iniziali e numero di maglia, una firma che vale più oro di quello che pesa. Ad entrambi questi fenomeni manca ancora il titolo più illustre, campione del mondo per nazione. Più facile dovrebbe essere per l'argentino, all'inseguimento della pietra verde di Maradona; quasi impossibile per il portoghese pur reduce dal trionfo, inatteso ma velenoso contro la Francia, a Parigi. Un premio declassato dall'invidia e dalla gelosia del suo compatriota Mourinho che ha definito il Ronaldo dell'europeo, un turista, una comparsa e non il simbolo del Portogallo (di cui lo special one ha l'esclusiva mondiale). Cristiano Ronaldo è il calciatore moderno, potenza e stile, gusto estetico del corpo e della giocata, non uguale alla fantasia perfida sudamericana di Messi ma la personalità e il carisma del capitano anche nello spogliatoio, il tratto assente nell'argentino. Stavolta non ha avuto concorrenti, ha battuto Messi e il francese Antoine Griezmann dell'Atletico Madrid, il campo ha scritto i verdetti, in Spagna, in Europa e da ieri sera la narrazione è destinata a continuare in Giappone, dove Cristiano ha ricevuto la notizia ufficiale (l'annuncio e la copertina ufficiale di France Football) insieme con il Real Madrid che si prepara alla coppa mondiale per club, prima la semifinale contro i messicani del Club America a Yokohama, giovedì alle 3.30 ora italiana, poi l'eventuale finale con la vincente della sfida tra Kashima Antlers e Atletico Medellin che si giocherà domani. Mille sono i record che Ronaldo ha ottenuto, uno è tra i più curiosi: ha segnato un gol in due finali di coppa dei campioni-champions league con due maglie diverse, quella del Manchester United e quella del Real Madrid, uguagliando il primato dello jugoslavo Velibor Vasovic che giocò e segnò in due finali, entrambe perse, la prima con il Partizan di Belgrado contro il Real Madrid, la seconda con l'Ajax contro il Milan nella notte di Pierino Prati.

Numeri su numeri che da sempre accompagnano la carriera di questo ragazzo portoghese che, nella sua vita «non pubblica», è esattamente l'opposto di quello che sa e vuole esibire durante la partita. Né strafottente, né screanzato, né provocatore. È Cristiano.