La Ferrari c'è, ma pasticcia Vince Rosberg. E pure Alonso

Doppietta Mercedes, Fernando che schianto: illeso. Vettel 3°: «La strada è quella giusta Eravamo in testa, poi strategia sbagliata». Cavallino tradito dalla bandiera rossa

Un vincitore e molti vinti. Nel Gran premio figlio delle qualifiche fesse ha trionfato solo lui: Fernando Alonso. Un trionfo figlio di un grande errore, molta sicurezza attiva e tanto culo. È da pochi uscire vivo da un botto simile, giro 19, frenata distratta, Gutierrez tamponato e volo e muretto e capottamenti vari e sabbia e ancora muro e poi? Poi gli è andata bene. Tanto bene. Vivo e illeso. Sa di miracolo. Fernando ha moralmente vinto il Gp d'Australia. Non Rosberg primo, non Hamilton secondo, tantomeno Vettel a podio. Fernando che da quando ha lasciato malamente la Ferrari si porta dietro una nuvoletta di sfiga fantozziana tutta sua e asfissiante che lo segue e segue e segue. L'anno scorso saltò proprio l'Australia perché nei test era più o meno svenuto in pista risvegliandosi senza memoria convinto di correre nei kart e con vent'anni di meno. E ieri è andata come è andata. Ma Fernando ha vinto due volte. Grazie alle parole sincere usate subito dopo il botto: «Sono uscito in fretta dalle lamiere per tranquillizzare mamma che guardava in tv e grazie... grazie al team e alla Fia per i progressi sulla sicurezza». Bravo figlio. Ma anche bravo pilota visto che ha tranquillizzato anche tutti noi.Detto del trionfatore morale, ecco i vinti, i battuti, gli sconfitti. Sono parecchi. A cominciare dalle Mercedes fresche di ennesima doppietta. In qualifica spopolano per questione di manettini e aumenti di potenza alla bisogna che non si è ancora capito fin quanto siano regolamentari. Ma in gara non sono più così über alles. Anzi, per vincere hanno avuto bisogno di una formula magica: l'abracadabra che ha offerto a Rosberg su un piatto di argento la vittoria numero quindici (dopo che al via aveva tamponato Lewis, occhio, gliela renderà...) e la quarta di fila tra 2015 e 2016. La magia ha richiesto nell'ordine: 1) un pizzico di fortuna nel senso di gara interrotta per l'incidente di Alonso quando Vettel era comodo primo (Raikkonen 3°) davanti di 12'' a Nico dopo che i rampanti avevano beffato entrambi gli über alles al via; 2) un po' di iella altrui nel senso del turbo rotto sulla SF16H di simpatia Kimi; 3) un paio di cadeau ferraristi: il primo quando gli strateghi, nel lungo break per pulire la pista dalle devastazioni di Alonso-Gutierrez, hanno lasciato i loro ragazzi su supersoft mentre Hamilton prima e poi Rosberg cambiavano calzando gomme medie. Il secondo quando Seb, spingendo su super morbide per andare a prendere Hamilton su medie, è finito largo.Vien da sé che la Mercedes ha vinto ma ha anche perso perché per la prima volta da tre anni a questa parte (forse unica eccezione la scorsa gara di Budapest) ha dato la sensazione di essere stata raggiunta dal Cavallino. E vien da sé che la Ferrari ha perso ma in fondo vinto un credito di fiducia. Per cui ci sta che Arrivabene dica «la bandiera rossa ci ha tradito? Avevamo 12'' di vantaggio, fate un po' voi... e col senno di poi avremmo dovuto cambiare strategia» e che Seb confermi «potevamo far meglio con le gomme, però i ragazzi hanno scelto così e io ero d'accordo con loro. Non siamo ancora dove vorremmo, c'è tanto lavoro però la strada è quella giusta». Avanti così. E lode all'unico vincitore. Fernandone.