Fiorenzo Magni, il "terzo uomo" diventato leone delle Fiandre

In un libro del giornalista Rai Auro Bulbarelli la prima biografia del ciclista toscano, componente con Coppi e Bartali della triade più famosa delle due ruote: 416 pagine con foto inedite e il racconto dei momenti belli e brutti della carriera

Era il cosiddetto terzo uomo della triade più famosa del ciclismo mondiale: Coppi, Bartali e lui, Fiorenzo Magni da Vaiano, paese di 5.000 abitanti alla periferia di Prato, in Toscana. Per i suoi 90 anni, festeggiati nel dicembre 2010, l’ex corridore decise di scrivere un libro sulla sua vita. «Vorrei che lo facessi tu», le parole di una lettera spedita al giornalista Auro Bulbarelli, attuale vicedirettore di Raisport e già telecronista di ciclismo. Nacque così l’idea di «Magni, il terzo uomo» (416 pagine, 29,90 euro, edizioni Rai-Eri) presentato nel salone d’onore del Coni alla presenza dell’autore, dello stesso Magni e di tanti amici del ciclismo. In oltre due anni di lavoro scrupoloso, con una ricerca meticolosa e approfondita, Bulbarelli ha realizzato un’opera di grande prestigio, punto fermo nella storia del ciclismo e dello sport italiano.

Il libro è un viaggio in nove capitoli, dal processo di Firenze per i drammatici fatti di Valibona alla brillante carriera di Magni prima da ciclista, poi da manager, ct e dirigente. Si raccontano le sue tre vittorie consecutive che lo rendono il «leone» delle Fiandre, i successi nei giri d’Italia con la famosa fuga con Coppi nella tappa del 1955 da Trento a San Pellegrino, l’abbandono della maglia gialla al Tour de France 1950 per il ritiro dalla corsa insieme a tutta la squadra italiana in seguito alle pressioni e alle insistenze di Bartali, che era stato aggredito sul Col d'Aspin da alcuni spettatori francesi. E ancora l’irripetibile stagione 1951, la clamorosa beffa al Giro di Lombardia del 1953 e l’avvento di uno sponsor extraciclistico nella sua squadra, di cui era fautore. Il tutto condito da scatti inediti e meno inediti di gare, vittorie, momenti familiari e di relax durante le corse. La foto più bella è quella di copertina, nella quale Magni corre le ultime tappe del Giro 1956 (che chiuse secondo dietro il lussemburghese Gaul) con una spalla fratturata, tenendo il manubrio attraverso un tubolare stretto fra i denti.

«Fiorenzo Magni ebbe dalla sua la ventura di non somigliare nè a Coppi nè a Bartali - così ha scritto nella prefazione Sergio Zavoli - e quindi di essere pari a loro per prestigio e popolarità, ma con una personalità anche agonistica, che per qualche verso addirittura sopravanzava i suoi due primari rivali».

«Non è retorica sostenere che Fiorenzo Magni sia stato un campione a tutto tondo, un asso della bicilcetta, un eroe del ciclismo - le parole del presidente del Coni Petrucci -. Le sue gesta, le sue vittorie, i suoi trionfi in Italia e all’estero hanno reso felice una nazione».