Di Francesco, il cameriere che dà il benservito alle big

Da ragazzo dava una mano nell'hotel di famiglia. Ora batte le grandi e sogna l'Europa: «Ci proviamo»

A 45 anni, Eusebio Di Francesco ha vissuto già molte vite. È stato giocatore, di 6 squadre, in A con il Piacenza e la Roma. Era un bell'esterno, 47 gol da professionista più uno in nazionale: con Cesare Maldini e Zoff assommò 13 presenze, sino al grave infortunio in giallorosso. Lasciò a 35 anni, tornò nella capitale come team manager. Un anno con Spalletti, che raccontava: «Era già allenatore, gli mandavo i bigliettini con la formazione e lui la modificava».Il ruolo gli andava stretto, provò da ds, al Val di Sangro, nel 2007 in C2. Era nel suo Abruzzo, si dimise a metà dicembre, quando venne sollevato Danilo Pierini, dal 2011 suo vice.

Nel settembre 2008 si affaccia in panchina, al Lanciano, nell'allora Prima divisione, esonerato. Altra esperienza, allora, direttore tecnico del settore giovanile del Pescara. E lì dopo 6 mesi subentra da allenatore, promosso in B tramite i playoff. Benissimo anche al debutto in cadetteria, al punto da arrivare subito in A, con il Lecce, dove però va incontro a un altro licenziamento. La chiamata che gli cambia la vita arriva 4 anni fa, al Sassuolo. Promozione all'ultima giornata dopo un campionato dominato e poi salvezza in A, con l'intermezzo del terzo esonero. «Ma avevo sbagliato io», confessa il patron Giorgio Squinzi, costretto peraltro ad agire dal parziale di 14 sconfitte in 17 gare. Dal ritorno al posto di Malesani il crescendo è impressionante.

Eusebio diverte e si diverte con il Sassuolo, per questo piace tanto al Milan. «L'interesse è gratificante - spiega -, l'ambizione non deve mai mancare, ma io sono concentrato sulla sfida di venerdì contro la Juve. E la società è in continua crescita. Al punto da essere a 3 punti dal Milan e dall'Europa league, a meno che i rossoneri non vincano la coppa Italia. «I numeri dicono che possiamo lottare, ma non facciamo tabelle». Di Francesco ha il contratto sino al 2017, Squinzi da tifoso rossonero non si opporrebbe alla chiamata di Berlusconi. Per questo allenatore gentile, con gli occhiali e l'aria dottorale, che raramente alza la voce. «Ma è capitato, anche in spogliatoio, solo che i panni sporchi si lavano in casa».

E poi c'è il Di Francesco figlio, che sino a 14 anni dava una mano nell'albergo di famiglia, il Dragonara, tre stelle a Sambuceto di San Giovanni Teatino. Là, in provincia di Chieti, lavorano ancora i genitori, Arnaldo e Silvana, e i fratelli maggiori, Maurizio e Walter, e la sorella minore, Serena. «Venne qui in ritiro con la Roma, da team manager - racconta Walter - e per una settimana con il Sassuolo, nel 2013, quando nel Modenese nevicò. Fu il papà a chiamarlo Eusebio, perché amava il campione del Portogallo». Infine il Di Francesco padre, di Federico, 21enne attaccante esterno del Lanciano. «Più potente e cannoniere di me», diceva il papà. Predestinato a una grande panchina.