Di Francesco jr. è da nazionale, «Ma papà non mi vuole...»

Vanni Zagnoli

La disciplina della terra, sono i padri e i figli cantava Ivano Fossati. Genovese, viene in mente perché la Samp per un'ora è stata in testa (e anche il Genoa, prima del rinvio) e ogni volta che nello sport si parla di papà e figlio. Dunque, se ti chiami Paolo Maldini e sei al top, il papà ct ti chiama in nazionale e ti dà pure lascia la fascia di capitano. Ma se ti chiami Di Francesco Il patron Giorgio Squinzi al Sassuolo lo avrebbe voluto: «E non perché è il primogenito del mio allenatore preferito». Eusebio aveva incontrato Berlusconi, che poi gli preferì Giampaolo e dopo ancora Montella. Sbagliando?

Comunque, Federico ha qualità, emerse dal debutto nel 2013 al Pescara e poi alla Cremonese, con Giampaolo. «Che mi impiegò anche da centravanti». Difra furoreggia in B, 8 gol e potenza, nel girone di ritorno al Lanciano. È l'erede ideale di Sansone, passato al Villarreal, come ala sinistra. «Ma papà non mi vuole». «Già averlo vicino - ci confessava Eusebio -, a Bologna, mi scoccia. Verrà a rompere più spesso, mamma e nonno tifano per lui e non per me. Ha bisogno di allenarsi duramente, per confermarsi». Autografa settimane inebrianti, col subentro strong in Under 21, con la Serbia, la doppietta ad Andorra e il gol al Cagliari. È già da nazionale. Lo sanno Eusebio e la Mapei. Magari l'anno prossimo lo accettano in neroverde