Froome si rialza e rende 20'' a Nibali. "La Vuelta sarà mia"

È una Vuelta inquieta e tumultuosa. Rabbiosa e imprevedibile. Ogni giorno si vivono sensazioni opposte. Oggi pensi di aver svoltato, il giorno dopo tutto riappare maledettamente complicato. È quello che deve aver provato Vincenzo Nibali, che l'altro ieri, nonostante la giornata non fosse stata eccezionale, aveva guadagnato 42 a Chris Froome, ma ieri ne ha lasciati per strada inaspettatamente 20. Ieri ha sofferto questi arrivi brevi e verticali, dove è necessario avere frequenza e potenza, reattività fuori dal comune. Arrivi che nella prima settimana si è sempre ritrovato a maledire.

Non è la fine del mondo, ma non è un buon segno: dopo la supercrono di martedì, due giornate non brillanti. Quella dell'altro ieri, resa positiva solo dal risultato, perché a livello di sensazioni è stato lo stesso Nibali ad ammettere di «aver sofferto molto». E ieri ha pagato nuovamente dazio.

La maglia rossa torna ad allontanarsi, visto che ora è a 1'37, e anche il podio non è assolutamente al sicuro. Vincenzo deve stare molto attento ai ritorni di Kelderman e Zakarin, ma anche dello stesso Contador, che è sempre molto pimpante e propositivo, e anche ieri ha creato ben più di un problema a tutti.

La 18ª tappa è finita al 31enne belga Sander Armee, che ha vinto il braccio di ferro finale con Lutzenko, schiantato negli ultimi 600 metri con una progressione che non ha lasciato scampo al kazako. Terzo il nostro Giovanni Visconti. Alle spalle di questi fuggitivi, ancora battaglia tra i big: Fabio Aru ha attaccato da lontano, arrivando ad accumulare anche 1'30 di vantaggio, ma chiudendo la sua prova più che positiva con appena 12 su Froome.

Ma è il britannico, due giorni fa in grave difficoltà, a sferrare un colpo duro al nostro Nibali, che ha perso proprio sullo strappo finale una manciata di secondi che lascia parecchio amaro in bocca. «Ve lo avevo detto: questa Vuelta la vinco io», ha detto secco Froome.

Oggi 19ª tappa: 149 km, tutti su e giù, con traguardo a Gijon. Domani poi l'inappellabile scalata sull'Angliru, un traguardo che non sappiamo se per noi sarà triste o solitario, ma sicuramente final.