Gattuso sfida la storia "Davanti a Wenger sono il mister dei Pulcini"

Il Milan ritrova l'Arsenal: «Ho detto ai miei di godersi la partita, per molti un livello mai visto»

Matteo Basile

nostro inviato a Milanello

La serenità che si respira in casa Milan si percepisce quando il direttore sportivo Massimiliano Mirabelli invita tutti i giornalisti a prendere un caffè al bar di Milanello, zona normalmente interdetta alla stampa perché frequentata dai calciatori. Un piccolo strappo alla regola che testimonia quanto bene stia il Milan di questi tempi.

Un clima sereno, figlio dei risultati positivi dell'ultimo periodo e della cura Gattuso. Un clima offuscato però dalla tragedia che ha portato via Davide Astori, cresciuto proprio nelle giovanili rossonere. A lui è andato il pensiero del tecnico prima ancora di iniziare la conferenza stampa pre Arsenal. «Perdiamo un grandissimo uomo, di un'umiltà incredibile. Quando era nelle giovanili del Milan e mi vedeva in palestra, mi chiedeva sempre se poteva usarla. Io gli dicevo che quella era casa sua. Era un esempio e non lo dimenticheremo», ha detto Gattuso. Così come spiega Bonaventura, accanto a lui: «Ci mancherà, tutti gli volevano bene».

Un velo di tristezza, sincero e non costruito. Ma lo spettacolo deve andare avanti e il calcio non fa eccezione. E allora c'è una sfida speciale contro una grande storica del calcio europeo. Una gara affascinante, che in casa Milan rievoca pensieri felici di quando i rossoneri dominavano l'Europa che conta. La realtà di oggi dice Europa League ma quella con l'Arsenal è comunque una partita di quelle vere, di quelle che si ha una voglia matta di giocare. «Molti dei nostri non le hanno mai giocate, siamo una squadra molto giovane», chiosa Gattuso. E giovane, per una panchina prestigiosa, lo è anche lui. Per uno che con i risultati e il lavoro si sta faticosamente togliendo di dosso l'etichetta di uomo solo grinta e determinazione, affermandosi piano piano come allenatore vero, capace e preparato, sono proprio gare come queste a fare la differenza. Ancora di più se sulla panchina avversaria siede un monumento come Arsene Wenger, che guida l'Arsenal da 22 anni e che è ormai, per età e risultati non positivi degli ultimi anni, sul viale del tramonto. Una sfida nella sfida, tra il giovane e il vecchio. «Ma confrontato a Wenger io sono un allenatore dei Pulcini», si schermisce Gattuso. «Lui è da trent'anni che allena ad alti livelli. Non c'è partita. Ha vinto tanto in carriera la mia strada è ancora lunga, ho appena cominciato. Grandissimo rispetto per lui, lo saluto e mi metto al mio angolo perché paragoni non se ne possono fare». Scambio di cortesie perché l'allenatore dei londinesi replica: «Non devo dargli grandi consigli. Sta facendo molto bene, io sto attraversando un momento difficile e credo che dovrei chiedergli io dei suggerimenti». E comunque, il tecnico rossonero ha le sue idee: «Una mentalità più nuova più fresca la mia, ce la possiamo giocare alla grandissima».

Di Wenger copierebbe la carriera, soprattutto perché incentrata principalmente su una squadra sola. «Mi piacerebbe ma devo darmi una calmata, vivo tutta la settimana stancandomi più dei giocatori», dice, indicando anche quale sia il suo modello. «Voglio preparare bene partite come questa per fare toccare con mano in campo ai giocatori quello che gli ho detto. Con Ancelotti era così, provo a trasmettere le stesse sensazioni che dava Carletto». E allora ai suoi giovani lancerà un messaggio chiaro prima di giocarla: «Viverla, viverla e viverla. Con grande gioia perché partite come questa vanno godute. Sono convinto che l'abbiamo preparata in modo perfetto. Loro hanno grandi giocatori che ci possono mettere in difficoltà ma abbiamo tanta qualità anche noi. Dobbiamo cercare di non subire, farli correre e metterli in difficoltà. Cerchiamo di alzare l'asticella».

«Per noi è l'ultima occasione di salvare la stagione», ha detto Wenger al suo arrivo a Milano. Per il Milan un'occasione d'oro per dare tutto un altro senso alla propria di stagione.