«Il Genoa tra le grandi dà fastidio...»

Si definisce prima «indignato» e subito dopo «incazzato». Il professor Alberto Zangrillo - 56 anni vissuti con Genova e il Genoa nel cuore, oggi direttore dell'Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione presso il San Raffaele di Milano, nonché medico personale di Silvio Berlusconi - proprio non riesce a mandare giù il ko cui è andata incontro la squadra di Gasperini contro la Roma. E, ancor più, gli risultano indigeste le decisioni del giudice sportivo.

Tutti contro il Genoa: possibile?

«Partiamo da un presupposto: Genova città muove poco dal punto di vista dell'interesse mediatico e conseguentemente economico. Per il sistema è molto più interessante che Juve e Roma lottino per lo scudetto, seguite da Inter e Milan».

Voi e la Samp siete gli intrusi da cacciare dal tempio, insomma.

«Esatto».

L'arbitro Banti è stato definito una «iattura» dal presidente Preziosi: concorda?

«Parlano i fatti. Il Genoa quest'anno ha perso due volte in casa e in entrambe le occasioni c'era lui a dirigere. Qui nessuno ha la memoria corta e, al momento della designazione, tutti sapevamo come sarebbe andata a finire».

Perin espulso e gol annullato per fuorigioco.

«Il portiere avrebbe potuto essere soltanto ammonito. E il gol è stato annullato senza alcuna esitazione, nonostante si trattasse di centimetri e forse addirittura di millimetri».

In più, la prova tv per l'argentino Perotti.

«Così ci hanno sistemato per un bel po' di tempo, togliendoci il giocatore più bravo di tutti. Complimenti».

E l'espulsione di Gasperini nell'intervallo?

«Mi risulta si sia lamentato garbatamente. Quando però lo fa un “piccolo”, non c'è verso di essere ascoltati e anzi arriva la punizione».

La sudditanza psicologica esiste?

«E' certificata. Se alza la voce Totti, l'arbitro sorride. Se lo fa un altro, giù mazzate».

E' il sistema che decide chi deve vincere, quindi?

«Il sistema viene usato per sistemare la cose, a tavolino. Ci sono sempre due pesi e due misure, senza rispetto. E' evidente a tutti che gli interessi economici contano più di quanto accade in campo: è il modo migliore per fare arrabbiare la gente. Inutile poi lamentarsi se si va poco allo stadio».

A una piccola squadra cosa resta?

«La passione per il calcio, cui noi siamo abituati a dare valore anche in serie C. Pippo Spagnolo, il più genoano di tutti noi che purtroppo non c'è più, diceva sempre: “Sei genoano, vuoi mica anche vincere?“. Ecco: dal punto di vista dell'orgoglio e dell'amore per la maglia, noi non siamo proprio secondi a nessuno. La nostra curva ha insegnato al mondo come si tifa: sarà una magra soddisfazione, ma ce la teniamo stretta».