Gerusalemme e Froome. "Questo Giro non è nato sotto la migliore stella"

Vegni, direttore della corsa: "Si parte da lì, per ora. Ma c'è il piano B. Chris? Curiosa coincidenza..."

Tony Martin parla di due pesi e due misure, Chris Froome prova a pesare le parole per fare breccia nel cuore dei tanti colleghi che, come lui, fanno ricorso al Ventolin. Tony Martin, tedesco, quattro volte campione del mondo della crono, attacca duro il campione britannico risultato positivo al salbutamolo ad un controllo (7 settembre, ndr) alla Vuelta. «Sono infuriato dice il tedesco della Katusha -. Nella gestione del caso Froome sono stati utilizzati due pesi e due misure. Gli altri atleti che hanno avuto problemi sono stati bloccati immediatamente dopo il primo risultato non negativo. A Froome e alla sua squadra, invece, l'Uci ha concesso il tempo di organizzarsi e di spiegare». È chiaro che il tedesco non soffra di problemi di asma, ma di memoria sì. Anche Diego Ulissi, trovato positivo al Giro del 2014, non fu fermato, e corse fin quando non si è chiuso tutto l'iter di laboratorio che ha poi condotto il toscano a una squalifica per negligenza di nove mesi».

Chris Froome, invece, prova a solleticare la solidarietà dei propri colleghi, lui che corre per un team che usando un eufemismo -, non è tra i più amati. «È triste vedere quante idee sbagliate ci siano nel mondo sugli atleti e sull'uso del salbutamolo ha postato ieri su twitter il britannico -. La mia speranza è che questo non impedisca agli atleti asmatici di usare i loro inalatori in situazioni di emergenza per paura di essere giudicati. Non si tratta di qualcosa di cui vergognarsi @asthmauk #asthma».

Cerca solidarietà, l'inglese. Scruta il cielo, invece, il direttore del Giro d'Italia Mauro Vegni, che sulla propria testa vede solo nuvoloni neri che si addensano anche sul suo Giro d'Italia numero 101. «Diciamo che non sembra essere nato sotto la migliore delle stelle... spiega Vegni - . La situazione di Gerusalemme la conosciamo: è sotto gli occhi di tutti. La stiamo monitorando e per questo siamo in contatto quotidiano con il Ministero degli Esteri, ma al momento mi sento di affermare con chiarezza che tutto è confermato e si partirà da Gerusalemme». Guai quindi parlare di piano B, Vegni e lo staff rosa di Rcs Sport pensa solo al via da Israele. «Il piano B? Un'idea ce l'ho ma non ne voglio nemmeno parlare perché siamo tutti concentrati sul piano A, che è, e resta Gerusalemme».

A rendere più insonni le notti tutt'altro che rosa di Vegni non è certo la prevista rinuncia al Giro di Nibali che ieri ha confermato la partecipazione al Tour («è un percorso vario, adatto a me»), bensì il giallo di Chris Froome. Il rischio fondato che si possa ripetere la vicenda Contador, al via del Giro sub judice, vincitore e poi squalificato con gravi danni d'immagine anche sulla corsa rosa, c'è eccome. «Io credo fermamente che quella di Contador sia stata una vicenda unica dice con forza Vegni -, che non deve più ripetersi. Il ciclismo non può permettersi una situazione del genere: se un corridore può correre, ha il diritto di farlo nel pieno delle sue facoltà, di vincere o perdere con certezza. E credo che in questo anche l'UCI debba assumersi le proprie responsabilità».

Vegni vuole vedere il bicchiere mezzo pieno: ha fiducia nella celerità della giustizia sportiva, anche se qualche brutto pensiero lo assale. «Cosa penso della vicenda Froome? Che non ci voleva, questo è chiaro. Per lui, per il ciclismo, per noi tutti dice -. Non è mai bello quando si deve far ricorso alle aule di un tribunale o a un laboratorio di ricerca. Ritengo sia giusto e sacrosanto mantenere alto il livello di attenzione per garantire al ciclismo la massima credibilità, ma dalla nostra posizione di società organizzatrice tra le più grandi del mondo dico che sono i tempi della vicenda a lasciarmi perplesso. Forse siamo semplicemente sfortunati, ma appena annunciamo in pompa magna la presenza di Froome al prossimo Giro... bum, ecco che ci cade questa tegola addosso... Posso almeno dire che è una curiosa coincidenza?».