Giampaolo e quel segreto: apre e chiude Milanello

Il primo giorno di scuola è sempre un'emozione. Anche se sei un professionista con anni di carriera alle spalle. C'è chi fa il freddo e nasconde i suoi sentimenti. C'è chi invece come Giampaolo sceglie di essere vero e senza filtri. «È un sogno per me. E una grande chance». Pane al pane e vino al vino. Niente frasi di circostanza. Del resto Giampaolo ha fatto dell'onestà intellettuale la sua caratteristica principale. Ha fatto la gavetta partendo dal basso, ha avuto alti e bassi e quello che ha avuto se l'è conquistato. Ed ora esordisce con il Milan. Un sogno, appunto. Ma non un buon motivo per montarsi la testa.

Perché va bene il 4-3-1-2, va bene che bisogna fare risultato già oggi a Udine ed è normale che la squadra non sia ancora al 100% rispetto alle sue indicazioni. Ma c'è anche la componente umana, l'emozione, l'orgoglio per chi quello che ha sa di esserselo guadagnato. «Lavoro 12 ore al giorno e le altre 6 penso al Milan», tanto da aver già ottenuto le metaforiche chiavi del centro sportivo di Milanello in cui è il primo ad arrivare e l'ultimo ad andar via. È il suo marchio di fabbrica. Lo faceva alla Sampdoria, lo fa anche al Milan. Stakanovista, il lavoro prima di tutto. Così si ottnegono i risultati. Così, non si ha paura anche se si alza il livello di difficoltà. «Meglio affogare nell'oceano che in un bicchiere d'acqua, diceva il mio maestro Galeone». Emozione e consapevolezza. Giampaolo si butta così.