Gioco e goleada L'Inter ritorna e asfalta il Catania

Graziati da Leto, i nerazzurri si trasformano e dominano. In gol Palacio, Nagatomo e Alvarez. Porta ancora inviolata

La squadra, lasciamo perdere il resto, si è rivista una squadra. Ha sofferto nei primi dieci minuti, è andata in vantaggio, ha saputo governare la partita, dietro mai in inferiorità numerica, una decina di palle gol, una rete annullata a Belfodil per fuori gioco, Handanovic costretto a un solo intervento serio, terza partita ufficiale senza reti al passivo. A quattro dal termine un contropiede nerazzurro ha visto cinque interisti attraversare il campo come fulminati contro tre avversari disperati, Nagatomo è andato nuovamente in rete di testa con un tuffo spettacolare, prima di lui Jonathan aveva consentito a Palacio l'1-0. Ha segnato perfino Alvarez che sta diventando un valore assoluto. Non basta a mettersi al pari delle altre, ma guardarle in faccia adesso si può. Fra quindici giorni la Juventus.
Una sfida preparata da martedì, ridotti i carichi di lavoro, tutti abili, buone vibrazioni, ma calma assoluta perché gli errori Mazzarri li ha visti: «E anche gli sprechi». Qui l'Inter sempre in gol da 9 gare consecutive con 23 gol realizzati. Il Catania è partito forte, l'Inter timorosa e lenta, con Kovacic che ha impiegato una vita a capire cosa doveva fare. Mazzarri aveva anticipato che il croato aveva lavorato a parte tutta la settimana, si era detto perplesso su un utilizzo dal primo minuto di Mateo, meglio nella ripresa quando un po' tutti si sarebbero trovati sulle gambe. Invece qualcuno lo ha convinto del contrario, il ragazzo dentro subito e l'Inter ha giocato in dieci anche dopo la rete di Palacio al 20' quando Jonathan è sfilato sulla destra a Monzon, ha messo in mezzo basso come chiede Mazzarri e dall'altra parte ha trovato il piattone facile dell'argentino al secondo gol stagionale. Andujar impalato sulla riga di porta, i centrali svaporati, Maran sudaticcio. Eppure fino a quel punto c'era stata battaglia, l'Inter aveva sofferto le giravolte di Bergessio e il fisico di Leto in fascia Nagatomo. Proprio il mancino di Maran dopo neppure dieci minuti di gioco aveva letteralmente graziato Handanovic da quattro metri appoggiandogli un pallone che forse aveva la presunzione di passargli fra le gambe. La partita è girata comunque dopo questa colossale occasione, la reazione dell'Inter è stata immediata proprio con Jonathan, una furia, azionato da Guarin, destro in corsa sul primo palo, Andujajar più che altro si ripara dalla sventola, la palla filtra ugualmente e Legrottaglie sulla riga di porta allontana. L'Inter si è lentamente gonfiata, ha riempito il campo, l'uscita di Izco ha fatto il resto ma Alvarez, Guarin e Palacio altro giro, gente che se trovi in giornata ti spacca le ossa e così è stato.
Controindicazioni tante, il Catania povero, niente Barrientos in viaggio per il Qatar, in mezzo Almiron quasi sempre tagliato fuori, Maxi Lopez involuto e inutile. Ma al tempo, l'Inter ha corso i suoi rischi che solo la pochezza dell'avversario non ha concretizzato, si sono visti palloni che hanno spazzolato tutta la sua area senza che nessuno intervenisse, Cambiasso si è trovato spesso solo a proteggere i tre centrali. E qui si potrebbe tornare su Kovacic, perché ha deluso ma le colpe le divide con Mazzarri. Cosa te ne fai di un trequartista se poi non hai le punte da servire? Kovacic nelle rare occasioni in cui entrava in possesso perdeva solo del tempo a cercare qualcuno. Alvarez e Palacio funzionano proprio perché non danno riferimenti, partono in triangolo stretto. Kovacic ci ha capito poco e non li ha mai visti, zero assist. Mazzarri lo ha assolto: «È uscito per un pestone, credo niente di serio, valuteremo in settimana». Taider poi ha dato una mano in mezzo e promette di servire di più in questa fase di assestamento. E quando Amato ha fischiato la fine la palla era lì che girava nell'area di Andujar da una vita.