Giovinazzi, era ora un italiano in F1

di Benny Casadei Lucchi

E adesso che sia vero italiano su vera formula uno. Quanto anticipato a inizio mese, ovvero che era cosa fatta tra Giovinazzi e la Sauber, è realtà. Il ri-debutto del 24enne pugliese nel Circus è stato confermato ieri con l'annuncio ufficiale del team svizzero brandizzato Alfa Romeo. Per cui, a voler esagerare, a voler ignorare alcune evidenze, potremmo addirittura e romanticamente scrivere che 8 anni dopo l'ultimo nostro pilota nella massima formula, Jarno Trulli, sulla claudicante Caterham, un italiano rientra e lo fa su monoposto italiana: l'Alfa. Non è vero, ma è bello pensarlo. In fondo era questa la favola ben raccontata nel dicembre scorso da Sergio Marchionne quando aveva battezzato la nascita del binomio italosvizzero. L'arrivo del vice campione mondiale Gp2 2016 al fianco di Raikkonen non è altro che un sacrosanto riconoscimento alle indubbie doti di pilotaggio del ragazzo e al grande lavoro fatto come terzo pilota sia di Sauber che di Ferrari. E che ci sia molta Rossa in questa operazione è evidente: dallo scomparso Marchionne subito sponsor del ragazzo alla Rossa che motorizza la squadra elvetica, all'ex capo progettista del Cavallino Simone Resta ora dt Sauber, fino al futuro compagno di Giovinazzi, appunto Kimi.

Però, adesso, che sia vero italiano su vera F1. Sul primo punto non vi è dubbio, visto che Giovinazzi in due anni da tester alla corte di Maranello ha colmato le poche lacune emerse all'epoca del primo debutto in F1, quello a tempo determinato avvenuto nella stagione 2017 (per sostituire l'infortunato Wehrlein). All'epoca aveva subito stupito per maturità e velocità (15° in qualifica nel Gp d'Australia, 12° al traguardo) e poi deluso, forse sull'onda di una eccessiva pressione, nella successiva gara cinese (incidente in prova e gara). Stavolta dovrà dimostrare di saperla reggere. Riguardo al secondo punto, che sia vera F1, è ciò che più conta. L'Italia rimasta per quasi un decennio senza propri rappresentanti non merita di applaudirne il ritorno, vedendoli sprofondare nelle retrovie. Forse anche per questo è bello pensare che la Sauber Alfa sia molto più italiana di quel che sembra e, soprattutto, molto più Ferrari.