Re Artù ringrazia il rigore che non c'è

Nell'andata di Champions il Monaco rende dura la vita alla Juve che soffre e spreca troppo con Tevez ed Evra. Il contatto fuori area tra Carvalho e Morata regala a Vidal il gol vittoria

nostro inviato a Torino

Re Arturo Vidal ristabilisce la gerarchie della nobiltà, i rampolli del Principato se ne vanno con quel tanto di scorno. Battuti da un rigore in confezione regalo. E non è un gran merito della Juve, al massimo del goleador che non ha sciupato l'occasione. Ecco, qui sta il punto debole bianconero: un gol eppoi? Occasioni buttate, Tevez a micce bagnate, Buffon in gran daffare perché i francesi avevano mira migliore, ma non l'esplosivo per scardinare la porta. Monaco frizzante, piacevole, con poca sostanza finale. Juve che parte per il Principato con il minimo lasciapassare. Ma non è detto che, al ritorno, non sia più facile giocarsi la partita. Magari Pirlo sarà più in palla. Ed anche la mira della compagnia.

Il primo tempo di Tevez, Vidal ed Evra al tiro è stato tutta una comica. Tre occasioni che chiamavano la rete ed invece hanno fatto esplodere la delusione dello Juventus stadium, agghindato per la festa, con gran sventolare di sentimenti e bandiere, ma poi c'è il calcio. Ed è un'altra storia. Juventus macchinosa, un po' polverosa, con la ruggine di Pirlo che fa sentir cigolii ovunque, soprattutto nella prima decina di passaggi in verticale: tutti nei piedi degli avversari. Lo scarso ritmo dell'architetto poteva stare nei preventivi. Molto meno la prima mezzora della Juve: poco reattiva nello spezzare la velocità dei francesi. Ed anche difettosa nella gestione difensiva. Buon che Ferreira Carrasco non ha gran tiro ed ha mandato all'aria le occasioni (la prima coinvolgendo la bravura di Buffon). Sennò erano pianti e frenesia fin dal nono minuto, quello in cui si è presentato solo a tirar una sorta di rigore davanti al portierone.

Andrea Raggi, difensore italiano d'accordo, ma con Empoli e Bologna nel pedigrèe, capitano del Monaco faceva perfin sorridere all'idea che si stava giocando un quarto di finale di Champions league. Scherzi del destino del pallone e delle scelte del calcio nazionale: l'italiano del Monaco, schierato sulla destra, pareva molto più in palla dei due difensori titolari in azzurro e nella Juve campione d'Italia. Ma anche la Juve ha arrancato per almeno 20 minuti. Più concreti e vivaci i francesi, anche se la mira ha salvaguardato i cuori dello Stadium. Difesa del Monaco molto compatta, ma bianconeri un po' troppo timidi con i giocatori esterni. La Juve ha preso quota subito dopo l'errore di Tevez, che ha appoggiato palla al portiere anziché castigarlo. Da quel momento il motore ha cominciato a rullare meglio, Vidal e Pereyra hanno trovato ritmo, la Signora ha sparato tiri al mondo e al cielo. Chiellini ha rischiato il solito intervento scomposto su Martial, ma l'arbitro ha avuto buon intuito nel lasciar correre l'idea da rigore. Finale di tempo con il tiraccio di Vidal. Come dire: tenetevi aggrappati al cuore forte anche nella ripresa. Appunto: un contropiede fulminante dell'indemoniato Silva ha richiamato Buffon alla deviazione. Il presentarsi al proscenio di Morata, fino allora guizzante e poco più, ha prodotto il rigore che farà discutere. Bel lancio di Pirlo, spinta fuori area (sì, al limite però fuori) di Carvalho allo spagnolo, e rigore dalle mille sfaccettature: col fiocchetto del regalo. E stavolta Vidal ne ha cavato il tiro giusto per segnare il suo primo gol stagionale in Champions. Il Monaco c'è rimasto male, ma ha riprovato a pizzicare. Niente male Martial, classe '95. Poi Berbatov, appena entrato ed accolto da fischi in memoria di quel “vengo e vado” di due anni fa, ci ha provato con un colpo di testa: Bonucci è rimasto di sale. Così è, ieri non era serata di gol: solo vibrazioni, emozioni e qualche spunto di buon calcio.