Greg e Gabry, fratelli d'Italia per salvare il tricolore

Greg è il migliore nei 1500. In finale pure Gabry (5°) Non ci sarà il discusso Sun Yang, oro a Londra 2012

RIO DE JANEIRO - Appesi a loro. Disperatamente. A Greg e Gabry, alle loro braccia, alle loro gambe, ai loro muscoli, a quelle facce da bravi ragazzi che sono loro. Appesi ai figli che tutte le mamme e i papà d'Italia vorrebbero avere, agli atleti che tutti i tecnici desidererebbero allenare. Appesi, oggi, qui a Rio, a questi due italiani che ci fanno sentire un po' americani del nuoto. Gregorio Paltrinieri in finale dei 1500 con il miglior tempo di giornata (14'44.51), Gabriele Detti con il terzo di batteria (14'48.68) dietro all'americano Wilimovsky (14'48.23) e all'australiano Horton (14'48.47).

Gregorio occhi grandi che dice con l'espressione da cerbiatto felice "mi sono proprio divertito, scalpitavo, non vedevo l'ora di entrare in acqua, vedevo tutti gli altri e non ce la facevo proprio più, ho finalmente rotto il ghiaccio". Rotto, sciolto, vaporizzato. Primo praticamente sempre, dimostrazione di potenza, sicurezza, maturità. "Volevo far vedere a tutti che non mi sarei accontentato di arrivare in finale toccando dietro, volevo dare un segnale agli altri, non mi interessava fare il tempo, anzi, non lo so neppure adesso. Quel che contava era toccare davanti" spiega con la tranquillità di chi è qui per vincere e non vuole e non può ammetterlo perché "davvero non voglio pensarci, credetemi, me la sono goduta fin qui questa olimpiade, e non intendo rovinarmela proprio adesso facendo pensieri e previsioni. Nella notte non penserò certo agli avversari o a un tempo da fare, non penserò a niente di simile perché non devo far nulla per forza. Io sono qui per divertirmi".

Lo dice, lo ribadisce Greg, ma sa anche lui che il mondo, non solo quello dell'italnuoto che uscirà in gran parte ammaccata da questa olimpiade (fin qui solo il bellissimo bronzo di Detti nei 400 sl), da lui si attende medaglia di un solo splendente colore e magari di infrangere il record del mondo conquistato proprio ai Giochi, a Londra, quattro anni fa, dal discusso cinese Sun Yang (14'31.02). Il gigante di Pechino ieri era nella batteria, alla fine 7°, lontano una vita. "Che dire di lui, non so" butta lì Gregorio, "credo che la sua preparazione sia stata incentrata più sui 200 e i 400 (dove ha vinto oro e argento). Però in gara ci saranno altre 7 persone che vorranno sbranarmi e che lui ci sia o meno a me non cambia nulla. Tanto più che Jaeger mi sembra piuttosto in forma (dietro lui di oltre un secondo).

A voler sbranare Greg, sulla carta, ci sarebbe anche Gabriele, l'amico di una vita, il compagno di allenamenti che però sa di non poterlo addentare. Al massimo potrebbe azzannare il podio, ancora bronzo. Chissà. Si vedrà. Intanto "si vede che Gabriele sta proprio bene e che potrà fare una grande gara" dice l'amico. Ma così bene, Detti, ieri, non lo è stato: "Non mi sentivo a posto in acqua, facevo fatica a respirare, mi sarebbe bastato toccare un attimo dopo...". Però non lo hai fatto, gli hanno subito fatto notare e il sorriso grande del livornese ha tranquillizzato tutti: "Vero. Come è vero che in finale sarà dura... Se prima delle batterie ho parlato con Greg di questa gara? No, assolutamente. Non una parola. Abbiamo persino fatto allenamenti separati, ma vedrete che ci divertiremo...". Per cui fa bene papà Paltrinieri ad aver organizzato a Carpi un megaschermo. "Figo, no" commenta Greg, "non volevo ma è una bella idea...". Come bella è stata la prova della 4x100 mista donne capitanata a sorpresa da Federica Pellegrini che ha agguantato la finale con il settimo crono e il record italiano (3'59.09), "perchè la rassegnazione non fa parte del mio carattere" ha detto. Unica nota stonata di una bella giornata, il caso di doping cinese (la Chen Xinyi, 4a nei 100 farfalla). Ma qui, fra gli atleti, nessuno si stupisce più.