Higuain, finale con l'ex. "È da agosto che aspetto di giocare questa partita"

In Champions col Real sei anni di delusioni, ora può scrivere la storia europea della Juve

Non ha mai vinto la Champions, pur avendo giocato nel Real Madrid da dicembre 2006 a giugno 2013. Il Pipita è transitato nella capitale spagnola nel momento sbagliato, in mezzo ai dodici anni di astinenza da coppa della Casa Blanca: appena è andato via lui, le merengues sono tornate sul tetto d'Europa. Destino, evidentemente. Gonzalo Higuain però ha lo sguardo e l'atteggiamento di chi non si arrende. Ha poi lasciato Napoli per Torino con in testa l'idea di vincere tutto. «Aspetto questa finale da mesi, da agosto. Quando cominciammo ad allenarci, sapevamo che sarebbe potuta diventare una stagione magnifica. Adesso speriamo di farcela». Poche parole, perché non è uno che ami i proclami o le chiacchiere eccessive. «Quando ho scelto di venire qui sapevo quello cui sarei andato incontro: mi fa impazzire la mentalità dei miei compagni e di chiunque lavori in società. Qui si pensa solo e soltanto a vincere».

Lo dicono tutti. E così è. Il fatto è, a differenza delle altre piazze dove si dicono le stesse cose, a Torino ragionano davvero solo con l'obiettivo di alzare trofei: in Italia ci riescono quasi sempre, in Europa molto meno. Ma prima o poi si passerà all'incasso: domani, magari. «Come stanno a Madrid? Non lo so, non ho sentito nessuno. Sono concentrato sulla Juve e basta». E c'è da credergli. Perché il Pipita non concede quasi nulla all'extra. Pare sabaudo dentro, anche. Più sabaudo che napoletano: riservato, per nulla incline ai pettegolezzi, la Jeep aziendale come macchina (ma Rincon ogni tanto gli dà un passaggio in Ferrari), il garage da raggiungere direttamente da casa senza avere quindi contatti con l'esterno, il centro cittadino vissuto il giusto. Senza esagerare, però: come un torinese vero.

Certo non fa vita monastica, sotto la Mole: massima riservatezza, però. E testa quasi solo al calcio. Facendosi scivolare addosso lo ha sempre fatto anche certe critiche e polemiche. A inizio stagione pareva sovrappeso, lui ha fatto spallucce e segnato finora 32 gol (seconda annata in carriera per numero di reti), è stato il bianconero più presente (4391': oltre 600' più di Mandzukic) e buttato di media la palla dentro ogni 137'.

«Bastano una manciata di partite perché ti cataloghino come buono o come scarso - era stato il suo commento dopo essere stato preso di mira in Argentina per gli errori commessi nella finale dei Mondiali 2014 e in quella di Coppa America 2016 -. Quando fai gol sei il migliore, se sbagli sei il peggiore. Rispetto l'opinione di tutti, ma non ho mai perso fiducia in me stesso». Fiducia: quello è il segreto. La stessa che gli ha sempre dato Allegri, il quale pochi giorni fa si è detto certo che «Higuain giocherà una grande finale».

Carburante perfetto per disputare davvero un super match. Senza patire le emozioni, nemmeno contro la squadra dove ha disputato gran parte della sua carriera: «Poche settimane fa ho affrontato anche il Napoli, più volte a poco tempo di distanza, segnando pure. Il sapore speciale di certe partite esiste, certo: io però penso solo alla squadra per la quale gioco. Ricordo il passato con affetto, ma sono qui per aiutare la Juve a vincere più titoli possibili. Siamo a un passo dall'ennesima vittoria: la Juve non ha mai fatto il triplete, potrebbe toccare a noi». Un sorrisino e via. In pieno autocontrollo: «Gioco in Europa da oltre dieci anni, so controllare le emozioni. In alcuni momenti è più difficile che in altri, ma siamo vicini a fare la storia». E se andasse male? «Ne riparliamo a fine gara. Nel caso andasse bene, però, non venitemi a cercare».

Commenti

rokko

Sab, 03/06/2017 - 07:41

Un grande campione, con la testa a posto