I bianconeri sono Allegri: giocano come il Bayern

La Juve sembra aver svoltato con il 4-2-3-1 È il modulo "Europa". Lo usa anche Ancelotti

Torino Tanti piedi buoni in campo contro la Lazio. E altrettanti contro il Milan. Ottenendone in cambio giocate di primo livello, due vittorie e un equilibrio di squadra per certi versi inaspettato. La Juventus potrebbe insomma avere svoltato definitivamente verso il modulo Europa: 4-2-3-1 e via, ad aggredire chi ti sta davanti e possibilmente a metterlo in un angolo senza farlo più uscire. Per la verità, si cercava (riuscendoci, spesso) di fare altrettanto anche con moduli diversi. È però innegabile che, schierando tutti insieme quei giocatori che danno del tu al pallone, la potenziale capacità di creare gioco e di divertirsi è decisamente maggiore: la palla gira più velocemente, le occasioni da gol possono crearsi quasi in ogni momento, il coinvolgimento delle prime donne è totale e i musi lunghi si annullano o quasi. Poi, certo, serve il famoso equilibrio: che non si compra da nessuna parte (come avrebbe voluto fare l'ex presidente del Catania, Massimino, con l'amalgama) ma che va ricercato durante gli allenamenti settimanali e ogni qualvolta si scende in campo. Nei 180' disputati finora Allegri non ha di che lamentarsi pur se qualche sbavatura, specie nel finale del match contro il Milan, si è vista: valgono però di più, in prospettiva, le rincorse di Higuain all'inseguimento del pallone, la solita abnegazione di Mandzukic, i tocchi di prima di Pjanic, le sgroppate di Cuadrado e le magie di Dybala. Tutto insieme, per adesso allo Stadium ma domenica probabilmente anche in casa del Sassuolo. Perché la strada ormai pare quella del tutti avanti, con giudizio. Per crescere in autostima, consapevolezza e anche per istinto di conservazione: del posto, in questo caso. Avendo ben in testa che, giocando così, si andrà in Europa a testa alta per imporre il proprio modo di stare in campo e non per adeguarsi all'avversario: quello è l'obiettivo, quella è la luce da seguire. Piedi buoni per nascondere il pallone a quelli che sono bravi davvero e per provare a fargli male, pur ricordando il mantra di Allegri e di tutti gli allenatori secondo cui «non è il modulo a fare la differenza, ma l'atteggiamento».

Detto questo, vale la pena dare un'occhiata a come stanno giocando le altre quindici squadre tuttora in corsa per la Champions. Scoprendo per esempio che nell'ultimo turno di campionato la squadra più offensiva di tutte è risultata il Benfica, schierata con un 4-1-3-2 in cui dietro le punte Mitroglou e Jonas hanno agito Zivkovic, Pizzi e il giovane argentino Cervi. Mentre chi si è affidato al 4-2-3-1 del tutto simile a quello juventino è il Bayern Monaco di Ancelotti: Lewandovski ovviamente davanti a tutti, con Robben, Muller e Douglas Costa a produrre gioco alle sue spalle. Magari Allegri si è ispirato al tecnico di Reggiolo, magari no: certo sarebbe intrigante vedere per due volte Juve e Bayern affrontarsi scendendo in campo in maniera speculare. Lo stesso City di Guardiola (avrebbe potuto essere altrimenti?) abbonda comunque di giocatori tecnici, con Sterling, De Bruyne, Silva e Sané dietro Aguero. Quanto alle altre big europee, spicca come riferimento il 4-3-3: Lucas Vazquez, Benzema e Ronaldo per il Real Madrid, Lucas, Cavani e Draxler per il Psg, naturalmente Messi, Suarez e Neymar per il Barcellona.

La Juve ha comunque scelto la sua strada e Allegri ieri ha caricato via Twitter: «Avanti così, anche lontani dallo Stadium». Ufficializzata la svolta, insomma. Aspettando per di più le prime vere magie di Pjaca, un altro che sa come accarezzare il pallone, e godendosi un Dybala che ha imparato a segnare di destro. Pare una minaccia. E in effetti lo è.