I guastatori di Cassani per una sorpresa mondiale

Non vinciamo una classica dal 2008 e non abbiamo una punta vincente Nibali il regista di un'Italia che vuole far saltare i piani di Sagan o Valverde

Inutile coltivare strane fantasie: come dice lo stesso ct Cassani, novizio tra i novizi, da sei anni non vinciamo una grande classica e in questa stagione nessun italiano si è piazzato tra i primi tre. Siamo fortissimi (con Nibali e anche con Aru) nelle corse a tappe, ma in quelle di un giorno siamo delle vere frane. Viviamo di speranze future, con qualche ragazzino promettente, peraltro già reclutato dallo stesso Cassani. Ma restiamo nel campo di un auspicabile e radioso domani. Oggi, nella madre di tutte le corse in linea, il mondiale spagnolo di Ponferrada, dovremo mangiare ancora pane duro. Gli altri sono più forti, diverse nazioni ci sovrastano per numero e qualità di specialisti. Tutti sanno quanto sia adatto il percorso a uomini di fondo dotati di sprint finale, diciamo a velocisti con molta spina dorsale, tipo Degenkolb (tedesco), tipo Sagan (slovacco) o tipo il solito Valverde (spagnolo). Una freccia tricolore di pari livello non l'abbiamo, inutile raccontarci belle favole. Noi certo abbiamo Nibali (pure caduto recentemente), che però è al via più per spirito patriottico, spirito di squadra, spirito di sacrificio, che per effettive possibilità di vittoria. In generale abbiamo una squadra molto giovane e molto nuova, che certamente darà soddisfazione a Cassani sul piano del coraqggio e della generosità (almeno quelli). Ma tutti, gli azzurri per primi, sanno che servirà - servirebbe - altro. Servirà - servirebbe - ciò che al momento non abbiamo: il grande finalizzatore, capace di trasformare in gol la mole di lavoro della squadra, come amiamo dire nei discorsi del calcio.

Poi si sa com'è: il Mondiale è la corsa più imprevedibile e più beffarda del mondo, ogni volta è capace di irridere e svergognare i discorsi più tecnici e più logici con andamenti demenziali. Volesse il cielo che tra le tante follie di cui è capace ci fosse un vincitore azzurro: mai come in questo caso saremmo tutti strafelicioni di buttare a macero i calcoli sensati per festeggiare il miracolo. Però è bene saperlo: proprio di miracolo si tratterebbe.

Dice Cassani che ci resta una sola possibilità: scaravoltare la gara con andature e attacchi fuori norma, in senso buono. Cioè infastidire e irretire gli squadroni del finisseur caricato in canna, per disinnescare le loro rigide strategie di soluzione finale. Disfare tutto prima, in corso d'opera, per scompaginare i piani e creare soluzioni impreviste. Magari per Nibali e Visconti, magari per il giovane Colbrelli, ultimamente molto veloce, anche se nessuno sa quanto sarà veloce al culmine dei 254 chilometri (punto fondamentale, che sta emergendo sempre di più in questi anni: un conto è il ciclismo fino alla soglia dei 200 chilometri, tutto un altro conto è il ciclismo alla soglia dei 250, cioè delle grandi classiche).

Il resto è caso e destino. L'anno scorso, a Firenze, Nibali stava per giocarsi un grande finale e rovinò per terra, il portoghese Rui Costa nessuno se l'aspettava e invece andò a prendersi la maglia iridata. E' la dura legge, la legge pazza e affascinante, del Mondiale in linea. Il suo limite, la sua bellezza. Da epoche immemorabili si discute se sia giusto assegnare il titolo in una sola giornata. Si sostiene che la patente di migliore del mondo dovrebbe spettare al corridore più forte lungo l'intero arco della stagione. E' tutto vero, nessuno ha torto e tutti hanno ragione. Però diciamolo: per conoscere il dominatore di un'annata ci sono altri strumenti, come le classifiche ufficiali della federazione internazionale. Non è difficile sapere che quest'anno, vincendo il Tour, Nibali resterà comunque più in alto di qualunque iridato. Ma qualsiasi ragionamento logico non deve indurre a snaturare il campionato mondiale. Tutto in un giorno, dentro o fuori, la va o la spacca. E' una giornata piena di limiti e di però, piena di condizionamenti e di congiunzioni astrali, ma anche nella modernità continua a portarsi dietro un carico di bellezza intramontabile. Il fascino inspiegabile del pezzo unico.