Insalata russa mondiale Le grandi al rallentatore e vince la scuola italiana

Crollano le azioni tedesche, Brasile e Argentina da rivedere. Messico&C, trionfo del contropiede

Davide Pisoni

Cosa succede al Mondiale? Perché le grandi sono alle prese con una partenza flop? Semplicemente si è vista tanta Italia. Non la vedete, ma c'è. Se guardate bene ad esempio il Messico, l'Islanda o la Svizzera, potete riconoscerla. Hanno fermato o addirittura battute le grandi con il nostro calcio: catenaccio e contropiede, si diceva una volta; compattezza e ripartenze si dice oggi per darsi un tono. L'ha spiegato Petkovic, uno che ha imparato l'arte proprio in Italia, dopo che le sue guardie svizzere hanno bloccato Neymar e soci, anche con qualche calcione di troppo. «Contro le grandi squadre l'unica possibilità è rimanere compatti», ha spiegato l'ex tecnico della Lazio. Giocando in questo modo il Messico ha mandato in cortocircuito la Germania, travolta dalle polemiche: con la Svezia è già una finale. Così come per l'Argentina con la Croazia, dopo che la geyser sound islandese ha stordito Messi.

È una questione di difesa. Il Brasile ce l'ha, al netto dell'errore di Miranda sul pareggio svizzero. Soprattutto Tite ha il portiere, Alisson, che il Real Madrid è pronto a pagare 70 milioni. L'Argentina non ce l'ha un numero uno, ma nemmeno la difesa. Anche perché all'esordio ha lasciato fuori il romanista Fazio e soprattutto tenuto a centrocampo Mascherano che farebbe meglio a fare un passo indietro anche per fare spazio a qualcuno che possa dare impulso alla manovra dell'albiceleste. La Spagna un portiere ce l'avrebbe, ma De Gea è sembrato Karius contro Cristiano Ronaldo. È vero che non giochi sempre contro un fenomeno che il Psg è pronto a pagare 300 milioni al Real Madrid, garantendogli 45 milioni di euro all'anno. Però tre gol hanno acceso un campanello d'allarme. Dietro la Germania non sta meglio, Hummels l'ha detto a muso duro: «Ci hanno abbandonato, sono andati in sette all'attacco».

C'è tempo per mettere una pezza, ma non è solo questo il problema. Il Brasile è durato venti minuti, l'Argentina è stata solo palla a Messi e la Germania arruffona. Lapidario Fabio Capello: «Si hanno poche idee, con i centrocampisti che danno palla all'indietro ogni volta che la recuperano. A deludermi più di tutti è stato il Brasile». L'ex ct di Inghilterra e Russia boccia le grandi: «Finora, si è visto un calcio lento, la condizione fisica generale non è certo ottimale. Non si va verso la porta avversaria e quindi il possesso palla diventa fuffa. È un modo di giocare rinunciatario».

Difesa e gioco da ritrovare in fretta, altrimenti c'è poco da ridere per le favorite: altro che la capra di Messi in una copertina in cui si diceva che era il più grande di sempre (acronimo di G.O.A.T, appunto capra) e presa puntualmente in giro da CR7; o il taglio di Neymar scimmiottato da Cantona con un piatto di spaghetti in testa. Non è più tempo di selfie, la Germania l'ha detto senza giri di parole a Brandt, che si è immortalato con i tifosi a fine gara dopo il ko storico con il Messico.

Può diventare il mondiale delle sorprese. Leggasi Portogallo, che già all'Europeo ha dimostrato di sapere come si fa, e Belgio, che con Panama ha faticato più del lecito rischiando anche il momentaneo uno a uno. Cristiano Ronaldo dicono si sia messo in testa di vincere il Mondiale da solo, un po' come Maradona. Per i Diavoli Rossi può essere la grande occasione per diventare grandi. Per ora i bookie non aprono alla sorpresa: il Brasile resta favorito, sale la Spagna, crolla nelle quote solo la Germania. Ma dalla confusione dell'insalata russa mondiale, può uscire quello che non ti aspetti. Soprattutto se le grandi sbattono contro un muro all'italiana. Dovesse succedere, sarebbe una consolazione. Almeno continuiamo a fare scuola.