Inter-Roma a occhi rossi È il derby dei rimpianti

Moratti spera di trovare un buon motivo per confermare Stramaccioni. I giallorossi cercano una finale-derby che possa salvare la stagione 

nostro inviato ad Appiano G.

Moratti ha chiesto un colpo di fantasia: ovvero una vittoria. Sì, quest'Inter non sa più cosa sia la fantasia, visto il filone in negativo di sconfitte. La Roma ha fantasia da vendere: in campo ed anche fuori. Giocatori raffinati e grovigli interni, e di spogliatoio, ancora più raffinati. Però la Roma si è liberata in fretta dell'allenatore totem, l'Inter continua a insistere sull'allenatore pupillo. Ed anche questo è un gesto di fantasia, Moratti è stato spesso monotematico con gli allenatori: invariabilmente li caccia. Stavolta aspetta e spera. Inter-Roma è l'ultima sfida da occhi rossi per entrambe: quanti rimpianti, quanti sogni buttati, quanti piagnucolamenti. Ed ora? Non ci resta che vincere.

Semifinale di coppa Italia giocata a distanza di mesi luce (le meraviglie del nostro pallone) da quell'altra di Roma (23 gennaio) dove l'Inter raccontò tutto quel che sarebbe successo dopo: non c'erano Cassano e Milito, rischiò di essere affogata nei gol, si salvò grazie a Palacio che rispose a Florenzi e Destro. E sprecò, massì, proprio con Alvarez che oggi è diventato la punta di scorta: anzi, il miglior attaccante della sua bancarella.

Oggi siamo alla replica che potrebbe restituire all'Inter dignità prima che credibilità. Alla Roma credibilità più che dignità, avendo sperperato un filone che pareva d'oro ed, invece, era il solito luccichio delle cicale. Non c'è stato peggior spreco in questa stagione di quello che ci hanno rifilato Inter e Roma. Potevano stare nel gruppo delle dispettose, spine ideali per Juventus e Napoli. Guardate dove sono finite. La Roma ha passato una stagione fra le solite litanie: butto il talento e raccolgo gramigna, credo a Zeman ma poi non ci credo più. Squadra di spettacolare qualità finita nel limbo degli incoscienti. L'Inter trasformata sempre più dagli eventi, e dal passare del tempo, si è rannicchiata nel donchisciottesco: lancia in resta contro gli arbitri, senza guardarsi dentro. Ora non ha più corazza ma neppure lancia. Tutto spuntato fuorchè la speranza.

Stramaccioni cerca una conferma, Moratti una ragione per confermarlo. L'Inter una possibilità di sentirsi ancora squadra d'elite. La Roma cerca una finale che illumini il grigio di una stagione. Il suo allenatore ha la fortuna di non dipendere da questa vittoria o sconfitta, quello interista corre sul filo. Anche se ieri ha tenuto lontano l'idea. «Non è in questa partita che mi gioco la panchina. Moratti ha chiesto un po' di fantasia ma intendeva dire che tutti dobbiamo metterci qualcosa in più». Sarà dura per l'Inter, sarà più facile per la Roma. Anche se, per amor di statistica, va ricordato che, in coppa Italia, non vince a Milano dal 1937. In questo momento ha una squadra più forte e credibile, lo dicono le scelte: Totti e De Rossi, Lamela e il ritorno di Destro. Inter che anche ieri contava numerosi feriti e infortunati. Stramax ha evitato di rispondere su tutto, al massimo allungava nome e cognome e data di nascita. Ma dovrà vedere come se la passano pure Alvarez, Ranocchia e Juan Jesus: problemi fisici. Jesus è il più incerto. Dalla salute dei difensori dipenderà l'idea tattica difensiva.
Si, il povero Stramax non può stare allegro. «Ma l'emergenza non è un alibi», ha detto con moto d'orgoglio. Molto più guardingo sul futuro. Ha ripetuto come in un mantra: «Moratti deciderà a fine stagione. Diamo il 101 per cento. Pensiamo a chiudere bene, poi vedremo». E son dubbi e incertezze. Scontati avendo Moratti come sponsor, ma pure come presidente. Vero, sta meglio la Roma in tutto. Nel risultato dell'andata, nella gestione del futuro molto più prevedibile ed anche nel racconto da gennaio (partita d'andata) ad oggi: l'Inter è crollata, Totti e soci si sono risollevati. Se può essere un indizio...per la Lazio che aspetta.