Italia popolo di fiorettisti Vezzali, l'onorevole d'oro

Campioni del mondo a squadre sia gli azzurri, sia le ragazze Valentina la veterana, ma a Rio non ci sarà la gara femminile

L'oro del riscatto. L'ultima giornata dei campionati del mondo di Mosca si conclude nel segno dell'Italia del fioretto, che conquista ben due medaglie del valore più pregiato, domando i padroni di casa della Russia sia al femminile che al maschile.

Dai Giochi Olimpici di Londra, il Dream Team del fioretto non sbaglia più un colpo e conquista la terza gemma iridata consecutiva, ennesima medaglia di un'epopea gloriosa di successi. Tuttavia il fioretto donne non potrà difendere il titolo olimpico, in quanto la prova a squadre al femminile è stata esclusa dai Giochi di Rio del prossimo anno.

Gli uomini, invece, grazie a questa vittoria staccano il biglietto per il Brasile, dove punteranno al bersaglio più grosso. Il quartetto maschile ritorna al successo due anni dopo la vittoria ai Mondiali di Budapest, rassegna che vedeva in pedana Andrea Baldini, Andrea Cassarà, Giorgio Avola e Valerio Aspromonte, quest'ultimo assente e sostituito egregiamente dal vicecampione europeo Daniele Garozzo.

Per quanto riguarda le azzurre, Elisa Di Francisca, Arianna Errigo, Valentina Vezzali e Martina Batini affrontavano la temibile Russia, capace di realizzare una doppietta nella prova individuale e di relegare sul gradino più basso del podio la bicampionessa del mondo Arianna Errigo. Proprio la delusione maturata nell'individuale ha infiammato il quartetto azzurro, a cui è scattata la scintilla che ha permesso di annichilire le padrone di casa, guidate dall'ex ct italiano Stefano Cerioni, con il punteggio di 45-36. Decisivi ai fini del risultato il quarto assalto della Di Francisca, protagonista di un parziale di 6-1 contro la Shanaeva, l'argento iridato in carica, e la terzultima frazione di Martina Batini, che ha sconfitto l'avversaria di turno per cinque stoccate a uno, lasciando nel finale alla Errigo un enorme vantaggio da gestire per portare a casa la medaglia d'oro.

In finale è invece rimasta in panchina la pluridecorata Valentina Vezzali, che a 41 anni è ancora lì a lottare con le più giovani, nonostante una maternità e vent'anni di successi. La bacheca della marchigiana si arricchisce di nuovi trofei, esattamente ben trentadue medaglie tra Mondiali e Olimpiadi. Tuttavia, c'è chi sostiene che la carriera della jesina sia ormai arrivata al capolinea: «Per me parlano i risultati. - si difende Valentina -. Sì è vero, non sono sui miei standard, ma sono comunque numero dieci del mondo!». E risponde a chi l'accusa di pensare troppo alla politica: «Non è facile conciliare le due attività, ma io se faccio due cose le voglio fare bene entrambe». Dal 2013, infatti, Valentina Vezzali è parlamentare per Scelta Civica. «Vorrei contribuire a far crescere il mio sport, ad aumentare la cultura sportiva e ad avere palestre in ogni scuola. Si parlava – ha aggiunto la plurimedagliata – della possibilità di migliorare le scienze motorie nella scuola primaria, un emendamento che poi è stato accantonato. Ne parlavamo anche l'anno scorso con Renzi di ritorno da Kazan...».

Ma la jesina non è una che molla così facilmente: «Io sto in Parlamento e si parla solo di cose negative. Perché non tiriamo fuori qualcosa di bello? Qualcosa per ricostruire ed andare avanti. Bisogna dare un futuro migliore ai nostri figli». Non sempre però le è stato così semplice ripartire. «Il mio momento più difficile? Quando mi sono rotta il crociato nel 2005, a 32 anni. Vinsi subito la prima gara a quattro mesi dal mio ritorno, da lì in poi capii che il mio fisico rispondeva bene». Ora Valentina sogna la settima Olimpiade, obiettivamente già nelle mani di Errigo e Di Francisca, ma in futuro potrebbe svolgere il ruolo di delegato dello sport per i Giochi di Roma 2024. Chi meglio di lei.