Je suis européen

«Basta non essere ossessionati da Messi per capire il valore di Iniesta», disse qualche tempo fa sir Alex Ferguson che di pallone s'intende come pochi. Se la Spagna ha scardinato la trincea della Repubblica Ceca e non ha seguito il Brasile sulla via del declino dopo l'ultimo pessimo Mondiale, lo deve alla sua capacità di vedere il gioco prima degli avversari e talvolta dei compagni. Un talento straordinario: nel suo dna c'è sicuramente un cromosoma particolare. Eppure il 32enne capitano delle Furie Rosse, che ha trascinato la nazionale al successo in due Europei e un Mondiale fra il 2008 e il 2012, non ha mai vinto il Pallone d'Oro.

Colpa d'un regolamento ottuso e di quei giurati che, abbarbicati agli highlights, si fermano alle prodezze di Messi e Ronaldo. E i due, neanche a dirlo, hanno fatto man bassa del trofeo negli ultimi 8 anni, per 5 volte l'argentino, per 3 il portoghese. Al capitano del Barça solo qualche podio. Quando si dice la miopia. In tutti i trionfi della Spagna c'è stato e continua ad esserci il suo piede sopraffino che firmò anche il gol vincente nella finale di Coppa del Mondo disputata in Sud Africa. Neanche allora riuscì a infrangere la tradizione che vuole il Pallone d'Oro appiattito sui goleador. Ma ci vuole pure qualcuno che li mandi in porta. E Lionel Messi lo sa.

«Mi basta così, io sono ugualmente felice», ha confessato con un pizzico di amarezza lo scorso gennaio facendo riferimento ai riconoscimenti ricevuti nelle manifestazioni vinte dalla Spagna dove ha sempre avuto una maglia nel "Best Team" e in sette circostanze è stato nominato "Man of the Match". Ieri Andrés Iniesta Lujàn, nato nella provincia di Toledo, ma presto trasferitosi al Barcellona, ha continuato la raccolta, non poteva essere altrimenti. E Piqué, l'autore del gol su una sua pennellata, ha chiosato: «Che classe immensa, Andrés, che qualità». I campioni uscenti sanno a chi debbono rivolgersi per tentare un tris storico. «È unico, gioca con disinvoltura, quasi senza sforzo, fa tutto facile. E, come Federer a tennis, non dà mai l'impressione di sudare», parole di Del Bosque, il suo ct.