Juve d'agosto, Conte furioso: "È ora di cambiare musica"

Champions Cup: ko dei bianconeri con Los Angeles: senza Tevez e Llorente troppi errori e un solo gol

Presto che è tardi. Perché se è vero che il calcio estivo conta quanto il classico due di picche con briscola cuori, lo è anche il fatto che ad Antonio Conte non piace perdere nemmeno a rubamazzetto con la piccola Vittoria, sua figlia. Così, dopo la sconfitta ai rigori contro l'Everton nella prima giornata della Champions Cup in corso di svolgimento negli Stati Uniti, la Juventus è stata sconfitta (3-1: Gonzalez e Matri nel primo tempo, Donovan e l'ex interista Keane nella ripresa) anche dai certamente non irresistibili Los Angeles Galaxy: per chi sognava di sfidare fin da subito il Real Madrid (a sua volta vincitore 2-1 sulla squadra più vecchia di Liverpool), una brutta botta.

«Dobbiamo avere più fame - ha ammesso a fine gara il tecnico bianconero, accigliato per non dire peggio -. Nei giorni scorsi Buffon ha fatto una dichiarazione importante, dicendo di temere un possibile appagamento dopo i due campionati vinti: basta vedere i gol appena presi per rendersi conto che il pericolo esiste. Bisogna aumentare la concentrazione, essere bravi sul campo e non accontentarci di sentirselo dire. Non abbiamo ancora vinto una partita da quando abbiamo cominciato a lavorare: è ora di cambiare musica». In effetti, così è. Successo ai rigori (senza brillare) contro il Sassuolo nel Trofeo Tim, ko contro il Milan e sberle prese negli States: dove la Signora affronterà ancora la perdente tra Inter e Valencia prima di tornare in Italia con due milioni in più (a tanto ammonta l'ingaggio per la trasferta oltre oceano) e la certezza però di non avere fatto una gran figura se non quando Pogba è stato ospitato da Google in occasione di una video chat con i tifosi, onore in precedenza concesso tra i calciatori solo a David Beckham.

A tredici giorni dalla Supercoppa italiana da contendere alla Lazio, c'era da aspettarsi di più nonostante non manchino le attenuanti: i nazionali arrivati tardi in ritiro e schierati solo per un tempo contro i Galaxy, il logico periodo di ambientamento da concedere a Tevez (rimasto a riposo nell'ultimo impegno per un dolore a una gamba che però non preoccupa), Llorente e Ogbonna, una preparazione fisica durissima e via di questo passo. Di scuse, però, Conte non ne vuole ed è stato lui il primo a suonare la sveglia pur essendo consapevole che la sua creatura - a differenza per esempio del Real Madrid, dove la classe abbonda - ha bisogno di essere vicina al top della condizione per sprigionare il calcio desiderato. Per la serie: quando le gambe non girano, la differenza con squadre non di primissima fascia quasi si annulla e i dolori possono essere dietro l'angolo.

Se poi Vidal regala il gol dell'1-2 e Pirlo fa altrettanto per l'1-3, la frittata è pronta davvero e non è che poi si possa sperare di tornare da queste parti con tutti gli onori e il portafoglio pieno: due anni fa finì male, stavolta idem e l'immagine internazionale se ne va anche un po' a ramengo come testimonia il fatto che molti tifosi abbiano lasciato il Dodger Stadium di Los Angeles una volta terminata Real-Everton, senza nemmeno aspettare che scendessero in campo i campioni d'Italia. I quali a questo punto, prima di vedersela contro la Lazio nel primo impegno ufficiale della stagione, avranno a disposizione solo la partita contro Inter o Valencia per fare concreti passi avanti: la scampagnata di Villar Perosa dell'11 agosto non conterà nulla e comunque non vi parteciperanno i nazionali, impegnati poi il 14 nell'amichevole Italia-Argentina in omaggio a Papa Francesco. Quattro giorni dopo, fuoco alle polveri: la Juventus vista finora difficilmente basterà per portare a casa il quarto trofeo dell'era Conte. Il quale certo non starà a guardare: strigliate all'orizzonte, nonostante sia solo calcio d'agosto.