La Juve non si ferma più Napoli, ciao Champions

Pereyra, Sturaro, Pepe: stravince anche la Signora di scorta Benitez chiude male la stagione, ma ha già la testa a Madrid

TorinoFinisce ko anche il Napoli (3-1). A Torino, contro una Juve già campione d'Italia da un pezzo ma sempre sul pezzo. C'è poco da fare: se questa è la concorrenza, la banda di Allegri vincerà altri scudetti in serie e non ci sarà di che scandalizzarsi. Vale la pena ricordare che la settimana scorsa anche l'Inter era finita ko contro la versione bis di Madama: serve altro per esplicitare una superiorità schiacciante?

La Juve è insomma sempre la Juve, anche in una giornata in cui non ha nulla da chiedere al campionato. E così, pur se al loro ingresso in campo sono accompagnati dai rispettivi pargoli e dalla decima Coppa Italia appena vinta, i bianconeri non regalano nulla. Non iniziano ai mille all'ora, quello no: però anche il normale girovagare per il campo non consente al Napoli di passare in vantaggio. Un paio di iniziative da solletico stimolano Buffon, ma mica poi troppo. Allegri manda in campo una squadra zeppa di seconde linee lasciando solo Buffon, Marchisio, Pogba e Morata della squadra titolare: a sinistra si rivede persino Asamoah, che torna dopo 7 mesi e una rieducazione infinita.

Ecco: basta questa Juve-bis per far venire a galla tutti i limiti del Napoli, mandato in campo da Benitez - che chiude male la stagione e ha già la testa a Madrid - senza Inler e Hamsik ma con Gargano e Insigne. Meno di un quarto d'ora ed è la Juve a passare: scucchiaiata di Coman, Pereyra ringrazia e Andujar non può far altro che guardare domandandosi se quella di fronte a lui sia davvero una difesa degna di ambizioni Champions. La risposta più che scontata comincia per enne e finisce per o, ma tant'è: il Napoli si affloscia, trova sì qualche guizzo con Mertens ma davvero non si rende mai pericoloso nel vero senso della parola. E allora la Signora si allena, verifica la condizione di Pogba - a volte pasticcione, altre supponente, altre ancora semplicemente bello da vedere - e si commuove quando in curva Sud vengono esposti gli striscioni che ricordano il prossimo trentennale della tragedia dell'Heysel: «+39. Rispetto» e «Nessuno muore veramente se vive nel cuore di chi resta, per sempre». Stadio in piedi a omaggiare le vittime di una tragedia immane, mentre sul prato non è che accada chissà cosa.

Accade poi, nell'intervallo, che Benitez lasci in panchina un nervoso Higuain (zero gol in trasferta nel ritorno) per scelta tecnica: dentro Gabbiadini, argentino probabilmente imbufalito e chissà davvero se l'anno prossimo lo si rivedrà a Napoli. Comunque sia, Gabbiadini regala vivacità e Mertens pure: un lancio del belga viene toccato con la mano da Asamoah, Insigne si fa parare il rigore da Buffon ma Lopez è sveglio per il tap in. Curiosità, ma anche sostanza: trattasi del primo gol segnato dal Napoli allo Stadium da quando lo stesso è stato inaugurato (settembre 2011). Lo stesso Lopez ci riprova anche a metà tempo, ma Buffon è sempre Buffon: angolo e basta, mischione successivo e nulla di fatto nonostante il tocco ravvicinato del neo entrato Hamsik. Così, scampato il pericolo, la Juve segna ancora: lo fa grazie a Sturaro, al primo gol in bianconero con una giocata degna di un attaccante vero, partendo spalle alla porta e concludendo con un sinistro all'incrocio dei pali.

Tutto bello per non dire bellissimo, compresa la parata finale di Buffon su colpo di testa di Gabbiadini. Napoli al solito inferno, Juve nell'altrettanto consueto paradiso anche grazie al rigore finale trasformato da Pepe (non segnava dall'11 aprile 2012) dopo l'espulsione dello sciagurato Britos - testata a freddo a Morata -: segue festa, sul campo e poi in serata in discoteca. Appuntamento alle ore 22,33, con evidente riferimento agli scudetti vinti sul campo: qualcuno ci vedrà una caduta di stile, non gli juventini.